S. Cipriano di Cartagine: La comunione, difesa nella lotta spirituale


Dopo esserci consigliati tra di noi, avevamo stabilito, fratello carissimo, che quelli che durante la persecuzione erano stati travolti dall’ avversario, erano caduti e si erano macchiati con sacrifici illeciti, facessero una lunga e completa penitenza e che rientrassero nella comunione al momento della morte. Non si poteva né la bontà del Padre e la divina misericordia lo permettevano, chiudere le porte della chiesa a chi bussava e negare a chi soffriva e piangeva l’aiuto della speranza della salvezza. Non si poteva lasciare andare presso i Signore quelli che abbandonavano questo mondo senza la comunione e la pace. Dio stesso ha permesso e stabilito che ciò che fosse stato legato in terra lo fosse anche in cielo e che fosse sciolto in cielo ciò che prima era stato sciolto sulla terra (cf. Mt 18,18). Ma poiché vediamo che si va profilando il giorno di una nuova persecuzione, e segni ripetuti e continui ci esortano a tenerci armati e pronti per la guerra che il Nemico dichiara contro di noi, e anche a preparare con le nostre esortazioni il popolo affidatoci dalla bontà divina, e a radunare nell’accampamento del Signore tutti i soldati di Cristo che desiderano le armi [spirituali e reclamano il combattimento, siamo stati costretti a stabilire che si dovessero riammettere alla comunione quelli che non si fossero mai separati dalla chiesa del Signore e che non avessero smesso di fare penitenza, di piangere e di chiedere perdono al Signore fin dal primo giorno della loro caduta e che si dovesse fornire loro le armi [spirituali] e predisporli al combattimento imminente…

Con ragione si prolungava la penitenza di quelli che si erano pentiti e, in tempo di pace, si soccorrevano i malati soltanto in punto di morte; il fatto di essere in pace, permetteva di non esaudire immediatamente le lacrime e di dare l’ aiuto [dell’eucaristia] a coloro che si erano pentiti soltanto quando la malattia li metteva in pericolo di morte. Ma ora la comunione nell’eucaristia è necessaria non ai malati, ma ai sani, non ai moribondi ma ai vivi; non dobbiamo lasciare inermi e senza difesa quelli che incitiamo ed esortiamo alla lotta ma fortificarli invece con la protezione del sangue e del corpo di Cristo. Poiché l’eucaristia è una difesa per chi la riceve, armiamo con il nutrimento del Signore quelli che vogliamo vedere difesi contro l’avversario.


S.Cipriano di Cartagine, Lettere 57,1-2

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