+Atanasio di Limassol: San Giuseppe l’Esicasta

Padre Giuseppe l’Esicasta è stato una figura di santo di grande importanza per il nostro tempo: la sua presenza al Monte Athos, dove visse, è stata di grande valore per tutta la Chiesa. Padre Giuseppe l’Esicasta è stato il padre spirituale del mio padre spirituale, padre Giuseppe di Vatopedi, e per questo è il mio “nonno” spirituale, come si dice nel gergo monastico.

Questo grande santo, vissuto appunto all’Athos, nacque sull’isola di Paro agli inizi del ventesimo secolo. Sua madre, che pure era una donna santa (in seguito fu anche lei tonsurata monaca), quando padre Giuseppe era ancora un bambino, mentre stava pregando, vide un angelo scendere nella stanza dove si trovavano e togliere le fasce al bimbo per prenderlo con sé. La madre allora gli chiese: “Che cosa stai facendo? Vuoi portarmi via il bambino? E l’angelo le rispose: “Lo porto con me questo bambino: è una decisione che viene dall’Alto”, le consegnò così una medaglia d’oro e portò via il bimbo. Fu come una premonizione di quello che sarebbe stato il suo futuro.

Quando crebbe, si trasferì ad Atene e, oltre al lavoro, faceva boxe, visto che era molto forte fisicamente. Verso i vent’anni, leggendo le vite dei santi, decise di donarsi a Dio. Era venuto a conoscenza del Monte Athos e pensò quindi di trasferirvisi. Però, prima di trovare le condizioni giuste per il trasferimento, il padre iniziò a condurre una vita di rinunce con digiuni severi e presenze alle funzioni liturgiche notturne che venivano celebrate allora ad Atene. Arrivò perfino a salire in cima agli alberi, come facevano gli stiliti: aveva letto le loro vite e, con fervore giovanile, pensava che avrebbe dovuto imitare quei santi uomini. Più tardi conobbe un monaco del Monte Athos e là si trasferì. Si inoltrò all’interno del territorio, nel “deserto”, dove divenne discepolo di un padre molto semplice, ma molto zelante. Fu allora che conobbe padre Arsenio, originario del Ponto, uomo affabile. Quand’erano giovani monaci, non avevano un posto fisso dove vivere e si sistemavano dove capitava, girando nel territorio del Monte Athos, facendo visita a vari monasteri situati attorno alla montagna, soprattutto nella zona della Grande Lavra.  Passavano di grotta in grotta, da una chiesetta all’altra pregando continuamente. Mangiavano ottanta grammi di pane secco al giorno e un po’ d’acqua, nulla di più. Durante il cammino, padre Giuseppe proibiva ad Arsenio di parlare e gli permetteva solamente di pregare ininterrottamente.

Il padre conduceva una lotta spirituale superiore alle comuni forze umane. In particolare, per otto anni sostenne i furiosi attacchi dei demoni, sopportando queste torture giorno e notte. Una lotta spirituale accompagnata da dolore, lacrime, durissimi digiuni, veglie notturne e preghiere. Dopo questi otto anni di terribile lotta, per un po’ di anni non dormì mai in un letto, ma se ne stava seduto su uno sgabello e si appisolava pregando; arrivò quindi la fine di questa guerra e si creò pace nel suo animo.

Nello stesso tempo, mentre il padre sopportava questi attacchi dei demoni, il Signore lo consolava donandogli la grazia divina. Una notte, mentre combatteva questa terribile battaglia e non riusciva nemmeno a stare in piedi, arrivò alla disperazione, scoppiò a piangere e gridò: “Signore, questa guerra può forse distruggere la volontà dell’uomo?”. Era arrivato alla disperazione perché non aveva più forze. Allora sentì dentro sé stesso la voce di Dio, che gli diceva: “Non è forse per il Mio amore che sopporti tutto questo?”. E all’istante ricevette forza e pazienza. Un’altra volta, alla vigilia di una grande festa, il padre, che non frequentava le funzioni in chiesa per non interrompere la preghiera, rimasto solo nel suo eremo, pregava e piangeva perché non avrebbe potuto andare alla Liturgia e ricevere la Comunione. Recitava la preghiera del cuore e all’improvviso, come raccontava lui stesso, tutto quello che lo circondava si illuminò e gli apparve un angelo con il santo Calice che gli diceva: “Con timore di Dio, con fede e amore, avvicinati”. Poi prese una particola del Corpo di Cristo e gli fece la Comunione: il padre aveva ricevuto la Comunione dalle mani di un angelo!

Un’altra volta, durante la festa del Battesimo di Gesù, non dormiva, ma pregava e gli apparve la Santissima Trinità. Gli fecero visita tre ragazzi di circa dieci anni, della stessa statura, con lo stesso vestito e lo stesso viso. Il padre, colpito, non riusciva a staccare gli occhi da loro: tutti e tre lo benedirono e insieme cantarono: “Voi tutti battezzati in Cristo, rivestitevi di Cristo, Alleluia”.

Una notte la stessa Madre di Dio gli fece visita nella sua chiesetta rupestre: era colpito da forti tentazioni e tristezza e pregava chiedendo aiuto alla Santissima Vergine. La Madre di Dio era in piedi davanti a lui con Gesù Bambino in braccio e gli diceva: “Non ti ho forse detto di avere fiducia in me? Perché disperi?”. Il padre cadde in ginocchio e si mise di nuovo a piangere. Allora la Santissima Madre di Dio gli disse: “Abbi fede in me e non scoraggiarti. Vieni qui e prendi Cristo” e gli pose il Bambino. Il padre si mise a tremare ed era così imbarazzato che non aveva il coraggio di prendere il Bambino. Così Cristo stesso lasciò le braccia di sua Madre, lo abbracciò e per tre volte lo accarezzò. Da allora quel luogo in cui la Madre di Dio apparve e parlò a padre Giuseppe profuma e viene rilasciata un’essenza indescrivibile: questo ancora oggi, nonostante dalla morte del padre siano trascorsi parecchi anni e la grotta non sia più stata abitata.  Con questo voglio dire che la grazia che aveva in sé così come il dono della preghiera ininterrotta, il padre l’aveva ricevuta dalla Madre di Dio.

Aveva sessantun anni quando, alcune settimane prima della sua morte, gli fu rivelato nell’animo ciò che sarebbe accaduto. E di nuovo glielo comunicò la Santissima Madre di Dio: “Ti porto da me nel mio giorno”. Il padre si aspettava di morire alla festa della Dormizione ed effettivamente, a poco a poco la sua salute andò peggiorando. Per l’ultima volta partecipò all’Ufficio della Dormizione della Santissima Madre di Dio: lì fu ancora in grado di cantare coi monaci e durante la Comunione dire: “In commiato per la vita eterna”. Le ultime parole del padre furono: “Tutto è compiuto. Me ne vado. Vi lascio. Benedite” e consegnò la sua anima nelle mani di Colui che aveva desiderato fin dalla giovinezza. Le persone divine hanno un certo potere sia in vita che dopo la morte perché la loro vita supera le potenzialità umane. Arrivano fino alla vita dell’altro mondo, del mondo della grazia. Dopo la morte di padre Giuseppe avvennero molti fatti, miracoli e apparizioni che testimoniano la santità di quest’uomo.

È il nostro “nonno” spirituale e pregatelo: ha un potere particolare presso Dio. È sorprendente che il padre abbia previsto che tramite quattro dei suoi discepoli tutto il Monte Athos si sarebbe riempito di monaci. Oggi, dai semi seminati da padre Giuseppe l’Esicasta, sono germogliati più di settecento monaci e monache. Venti monasteri negli Stati Uniti e sei all’Athos, molti altri monasteri in Grecia e a Cipro considerano padre Giuseppe come loro genitore spirituale.

L’insegnamento di padre Giuseppe può essere riassunto in breve. Anzitutto, in un periodo con difficoltà teologiche e decadimento spirituale, il padre riuscì a far rinascere la pratica della preghiera del cuore e la fama che oggi ha questa preghiera chiamata anche preghiera di Gesù (“Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me”) la dobbiamo soprattutto a padre Giuseppe e ai suoi discepoli, padre Efrem di Philotheou, padre Giuseppe di Vatopedi, padre Caralampio e padre Efrem di Katunak. Tutti loro hanno insegnato la preghiera di Gesù a monaci e fedeli. Inoltre il padre diceva che era necessario il ritorno alla Comunione frequente. Alcuni teologi ritengono che la Comunione frequente sia invece un’eresia. Uno dei risultati che ottenne il padre fu appunto il ritorno sia dei monaci che dei fedeli alla Comunione frequente.

Il principale tratto distintivo del padre e il suo punto di forza fu quello di aver conservato la tensione spirituale originaria. Dai primi giorni dopo il suo arrivo al Monte Athos e fino al suo ultimo respiro conservò una tensione spirituale incessante. Il padre non scese mai a nessun compromesso col peccato né disattese la volontà di Dio. Padre Sofronio (Sakharov) dell’Essex poté conoscere padre Giuseppe e per questo diceva che quando si incontrarono per la prima volta, padre Giuseppe gli diede l’impressione di essere un guerriero. Era un uomo così coraggioso che non si tirava mai indietro di fronte a nulla. Un animo così forte lo si scorge anche solo guardando le fotografie che lo ritraggono.

I santi della nostra Chiesa non sono morti, ma vivono, sono tra di noi, ci sono vicini, ci sostengono. Mi auguro che le loro preghiere ci accompagnino e ci proteggano tutti.

Traduzione: Monastero del Pantocratore di Arona

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