+Atanasio di Limassol: Padre Filoteo Zervakos

Nell’ottobre del 1979, per la speciale benedizione di Dio, quando ancora ero studente, feci visita a padre Filoteo Zervakos sull’isola di Paro presso monastero di Longovarda del quale per molti anni padre Filoteo di eterna memora fu igumeno.

Era il giorno di san Filoteo, il suo ultimo nome, e per celebrare la festa il padre scese al monastero dove lo attendevano alcune persone arrivate per incontrarlo: tra di loro c’ero anch’io.

Era la prima volta che lo vedevo, ne avevo sentito molto parlare e avevo letto molto su di lui. Naturalmente, come tutti i giovani, ero arrivato con molte domande. Posso anche dire senza ombra di dubbio che tutto quello che avevo sentito dire di quest’uomo si rivelò essere vero. Ci fermammo al monastero abbastanza a lungo e durante quel periodo mi convinsi della santità e della forza spirituale del padre, eterna memoria.

Ho conversato con lui parecchie volte, mi sono confessato da lui e quando decisi di partire mi colpì un fatto che ora invece mi è chiaro: il padre cercava in tutti i modi di trovarmi, come diceva lui, un enkolpion, cioè un reliquario pettorale, con l’immagine di san Nicone Metanoita. Non riusciva a trovarlo e quindi gli dissi: “Padre, non importa, mi dia qualcos’altro”, mi spiaceva che dovesse rovistare in mezzo a tutte le sue cose. Ma lui: “No, ti devo regalare quel pettorale”. Io allora gli chiesi: “Ma è così importante?”. Quando me lo consegnò mi disse: “Prendilo e predica sempre il pentimento”. Io gli risposi: “Ma padre, io sono monaco all’Athos, dove dovrei predicare il pentimento?”. Allora lui mi disse: “Tu ricordati di me”. Ed ora posso dire che quello fu un segno per me, una parola molto potente e credo che quello che mi disse fosse dallo Spirito Santo. E poi mi disse delle altre cose delle quali però non parlerò qui.

La grazia dello Spirito Santo era così forte in lui che quando lo si incontrava, semplicemente avvicinandosi, non era possibile non sentire che fosse un uomo non di questo mondo, pieno di santità. Il giorno successivo al mio arrivo, mentre stavamo celebrando la Liturgia (allora io ero un giovane diacono), padre Filoteo si trovava sull’altare. Lui ci serviva come dei piccoli bambini servono un sacerdote, con una tale semplicità, umiltà e pietà. Poi, quando ci trovammo a quattr’occhi, mi raccontò alcuni fatti della sua vita che testimoniavano il suo cammino spirituale. Vi racconterò due fatti che mi sono rimasti impressi in mente.

Quel periodo padre Filoteo aveva la fronte fasciata con una benda e scherzando mi chiese, facendo segno su di lui: “Sa che cos’è?” ed io risposi: “Si è fatto male da qualche parte, padre”. Disse: “Sì, le racconto quello che mi è successo. Per tutta una settimana, quando pregavo la notte, nella mia cella è entrato il diavolo in persona e mi ha intimato: io ti uccido, ti uccido! E io gli ho risposto: se hai ricevuto un tale potere da Dio, allora uccidimi pure, nessuno te lo impedirà, oltretutto io sono vecchio, fai quello che vuoi, è un modo perfetto per lasciare questa vita velocemente! Io ero nel cortile, proprio davanti alla mia cella e all’improvviso, io stesso non so come mi sia capitato, una strana forza mi ha spinto e sono caduto, sbattendo la testa per terra su un mattone. Ma per fortuna, Dio non ha permesso che il diavolo mi uccidesse”.

Il Signore concesse che avvenisse questo piccolo incidente per dimostrare quale rabbia stesse provando il diavolo nei confronti di quest’uomo: è una cosa che capita spesso nella vita degli asceti. Sperimentano attacchi molto forti da parte del diavolo e per essere chiari: non è un attacco col pensiero o l’immaginazione, ma con esseri spirituali che si mettono contro la persona che vuole vivere in Cristo.

Dopo questo racconto, mi chiese dove stessi studiando ed io gli risposi: “Padre, studio a Salonicco”. Allora mi chiese se amassi san Demetrio. “Certo, padre, amo tutti i santi e anche san Demetrio”. Lui mi rispose: “No, tu devi amarlo in modo particolare! Ora ti dico quello che mi è capitato quand’ero giovane”.

Quando padre Filoteo era ancora giovane e aveva deciso di trasferirsi al Monte Athos, a Salonicco lo avevano catturato i turchi e lo avevano rinchiuso nella Torre Bianca: soffrì molto visto che i turchi lo volevano torturare e uccidere. Per miracolo lo salvò il megalomartire Demetrio che era apparso ai turchi sotto le sembianze di un ufficiale. Ma non è tutto! Padre Filoteo fece questo voto a san Demetrio: ogni anno nel giorno della sua ricorrenza, il 26 ottobre, sarebbe venuto nella chiesa a lui dedicata e avrebbe celebrato là. Una volta, una decina d’anni prima del nostro incontro, c’era brutto tempo a Paro e le navi non potevano raggiungere l’isola, neppure una barca riusciva ad entrare in porto. Padre Filoteo non poteva lasciare l’isola per andare al Pireo e poi a Salonicco per compiere il suo voto come avrebbe desiderato: celebrare la festa di san Demetrio nella sua chiesa. Rimase quindi al monastero, ma era molto triste. Ufficiarono i Vespri nella chiesa principale del monastero e poi padre Filoteo ritornò alla sua cella angosciato e turbato, ma non appena si mise a pregare chiedendo: “O san Demetrio, purtroppo non ho potuto tener fede al mio voto, ma ti prego, perdonami e aiutami!” all’improvviso, non si sa come, si trovò nella chiesa di san Demetrio. Il suo corpo fu trasportato dall’isola di Paro alla chiesa di san Demetrio a Salonicco.

Salutò tutti i presenti, ma non raccontò a nessuno quello che era capitato, tanto tutti sapevano che ogni anno ci veniva, e per non meravigliare nessuno. Officiò i Vespri e pernottò a Salonicco poi, il giorno successivo, partecipò alla Liturgia. Alla fine della festa, padre Filoteo ritornò al monastero dove i monaci avevano iniziato a preoccuparsi, visto che la porta della sua cella era chiusa e pensavano fosse morto.

Mi ricordo che gli chiesi: “Padre Filoteo e poi com’è ritornato?” infatti pensavo che fosse ritornato con la stessa modalità. Ma lui mi rispose: “In nave sono ritornato. All’andata san Demetrio mi ha portato in aria, ma il ritorno l’ho fatto io”.

I monaci del monastero raccontavano che stavano già per rompere la porta della cella perché era chiusa dall’interno anche se nella cella non vi trovarono padre Filoteo.

In questo caso la grazia donata al padre fu molto forte ed è così che capita a molti padri spirituali: la grazia dello Spirito Santo si esprime in modi diversi, secondo le varie necessità dei membri della Chiesa e a seconda del livello di percezione e di formazione che hanno ricevuto da Dio.

Padre Filoteo fu molto legato soprattutto a Salonicco, città dove io avevo studiato: molti studenti e famiglie lo avevano incontrato e ne conservavano dei ricordi.

Personalmente ho conosciuto un militare di nome Kalkandis che fu guarito da padre Filoteo con preghiere a san Nettario, suo padre spirituale. Questo Kalkandis era da tempo paralizzato e tutti i medici dicevano che non avrebbe più potuto camminare, ma quando le preghiere di padre Filoteo a san Nettario lo guarirono, chiamò i medici e davanti ai loro occhi andò a piedi fino alla chiesa dell’ospedale.

Questa persona, mi ricordo, mi aveva portato in auto (avevamo delle commissioni da fare) e mi ha raccontato questi fatti. Padre Filoteo stesso lo aveva trovato quand’era a casa a letto malato. Mentre passava vicino a quell’edificio sentì una voce dal cielo che diceva: “Entra in questa casa e parla con quest’uomo!”. “Ma come faccio ad entrare in questa casa? Cosa devo dire? Chi ci abita?” chiese allora padre Filoteo. Ma la voce insistette: “Entra e troverai una persona!”. E così avvenne: era la volontà di san Nettario, il padre spirituale di padre Filoteo.

Quando padre Filoteo Zervakos, come diceva lui, aveva avuto dei dubbi su cosa fare e in quale monastero andare, si era diretto ad Egina per incontrare san Nettario del quale aveva sentito parlare. Conversarono a lungo, poi molte volte padre Filoteo era tornato a confessarsi da san Nettario, mentre si trovava a Egina e fu san Nettario a consigliargli di andare a Longovarda, anche se a padre Filoteo non piacesse quest’idea. Pensò: “Perché dovrei andare su quell’isola, a Paro? È meglio che vada al Monte Athos!”. Quindi andò da san Nettario e gli disse: “Padre, dammi la benedizione e permettimi di andare all’Athos! Penso che sia meglio che io vada là piuttosto che a Longovarda”. San Nettario gli rispose: “Fai come vuoi, ma se cercherai di andare al Monte Athos non ci riuscirai e ritornerai indietro”. In quell’occasione padre Filoteo non capì fino in fondo quelle parole e si diresse all’Athos, ma capitò quello che vi ho già raccontato, che cioè lo catturarono i turchi e che lo rinchiusero nella Torre Bianca e per poco non lo uccisero. Dopo l’intervento di san Demetrio fu obbligato ad ascoltare san Nettario.

L’attività di padre Filoteo fu immensa. Visitò tutti e cinque i Patriarcati ortodossi. Confessò migliaia di persone: molti vescovi, membri del governo, personaggi famosi. Fu uno dei più grandi padri spirituali della Grecia del nostro tempo. Non aveva avuto un’educazione particolare: lo aveva istruito lo Spirito Santo. I suoi libri e le sue lettere sono molto importanti.

Visto che parliamo di lettere, una volta mi raccontò che gli rodeva un pensiero: non avrebbe forse dovuto scrivere al Presidente della Repubblica per chiedergli dove stesse andando la Grecia, visto che lui era un padre spirituale e conosceva il cuore di migliaia di persone? “Certo, gli scriverò una lettera, ma chi gliela consegna al Presidente? Come può arrivargli? E poi, la leggerà? Come faccio a farmi conoscere?”. Ma nel profondo della sua anima lo Spirito Santo gli confermava con forza che avrebbe dovuto scrivere i suoi pensieri.  Alla fine si decise e lo fece. Rileggendo poi i suoi pensieri si mise a ridere: “Che cosa sto facendo? Chi sono io perché una mia lettera arrivi nelle mani di una persona così importante?”. Però allora al monastero si trovava una monaca che gli disse: “Padre, sotto c’è la moglie del Presidente col loro figlio e vuole vederla”. Immediatamente li ricevette e consegnò loro la lettera che poi passarono al Presidente. Il Signore aveva fugato i suoi dubbi su come far avere quella lettera. E il Presidente la prese con serietà e questa lo aiutò a prendere delle decisioni corrette.

A Paro tutti volevano bene a padre Filoteo. La sua presenza era così importante per le persone che ognuno vedeva in lui un papà e un santo vivente. Padre Filoteo mi parlava insistentemente del pentimento, della Confessione, di come sia importante per l’uomo vivere dentro la Chiesa, di partecipare alla Santa Eucaristia e di confessarsi. Basandosi sulla sua esperienza personale, ritornava sempre su questi argomenti e diceva: “Se una persona con tutte le sue forze ci tiene alla Confessione e alla Comunione, sono convinto che ce la farà e arriverà a conoscere Dio”. Tutti quelli che andavano a confessarsi da lui li indirizzava su questo cammino spirituale.

Traduzione: Monastero del Pantocratore di Arona

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