Il monaco Galaction Elia del monastero di Sihastria

Il monaco Galaction Elia del monastero di Sihastria (1)

Galaction Elia nacque nel villaggio di Pipirig. Abbandonò il mondo ancora in età giovanile e divenne un monaco esperto nella comunità di Sihastria. Non era un dotto, ma aveva molta fede. Quando Elia si trovava in chiesa per pregare o leggere la parola di Dio, cadeva in ginocchio con le lacrime agli occhi. Durante gli ultimi anni che trascorse al monastero, il monaco Galaction non ebbe che una sola mansione (2): custodire le pecore, opera benedetta, solitaria e tranquilla che riempiva di profonda umiltà l’anima del pastore e lo manteneva in contatto spirituale con Dio e con la natura circostante. Senza dubbio è per questo motivo che il monaco Elia era calmo, placido, pieno di pazienza e carità. Amava soprattutto la Chiesa di Gesù Cristo Salvatore ed in modo particolare la lettura del Salterio fatta in solitudine. Egli provava un vivo affetto per le pecorelle dei pascoli, le montagne che si elevano verso il cielo, gli uccelli della foresta ed i fiori dei prati. Durante tutta la giornata conduceva il gregge sugli alti pianori digiunando sino a sera e recitando a memoria i salmi o la preghiera di Gesù. Terminato il suo lavoro, Galaction Elia mangiava al calare della notte per nascondersi subito dopo nella foresta e pregare sino alla fine del Mattutino celebrato nel Monastero nel fondo della valle. Ormai avanti negli anni, divenne infermo e fu riportato al monastero dove rese a Dio la sua anima serena e tranquilla nel 1946, nel giorno anniversario della sua nascita.

Il padre Galaction non mangiava mai solo. Tutto ciò che aveva divideva con i confratelli della stalla, con i passanti e con le pecorelle, gli uccelli ed i cani, poiché era solito dire: “È un gran peccato per un monaco mangiare di nascosto”.

Una volta un novizio gli chiese: “Reverendo Elia, come fate ad avere un viso così lieto ed un’anima tranquilla?”. Rispose: – “Eh, fratello Costantino, l’amore ed il senso della fratellanza superano di gran lunga la ricchezza”.

Questo umile monaco non voleva possedere alcun bene sulla terra. Un giorno un novizio gli domandò: “Reverendo Elia, perché non avete qualche buon abito, qualche libro, come tutti gli altri padri?”. Rispose: – “Eh, sì, perché il monaco non deve avere più bagaglio di quanto possa portare sulle sue spalle da una cella all’altra”.

Lo stesso novizio l’interrogò di nuovo: “Ditemi, padre, una parola di salvezza”. Rispose: – “Ascolta, fratello Costantino. Una volta, andando con il mio gregge verso gli alti pianori, incontrai un grande anacoreta, al quale mi confessai. Ecco quello che mi disse: “Tu, finché vivi, non dovrai possedere alcun abito oltre a quello che indossi, non devi mai lasciare non terminato il tuo canone di preghiere quotidiano; non devi mai cessare di recitare la preghiera di Gesù e devi far la pace con il tuo fratello prima che tramonti il sole. Se tu procederai in questa maniera, concluse l’anacoreta, Dio ti concederà la salvezza”. Un’altra volta, aggiunse il padre Elia, ho incontrato un eremita che amava Dio con tutto il cuore. Io gli parlai così: “Ditemi, reverendo padre, quando verrà la fine?”. Mi rispose: “Sapete quando, padre Galaction? Allorché non ci sarà più un sentiero vicino all’altro”.

Il giorno prima di morire, l’umile monaco Galaction Elia, chiamò a se l’igumeno del monastero e gli rivolse questa preghiera: – “Reverendo padre igumeno, è morto il monaco Nazario? Vi prego di non seppellirlo solo, poiché domani alle sei me ne andrò anche io… che entrambi partiamo assieme, affinché voi non abbiate a fare due spese”. L’indomani all’ora detta, il padre Galaction rese la sua anima a Dio.

  1. Monastero ubicato in fondo alla vallata di Secu, è stato fondato verso il 1655 dal vescovo di Husi.
  2. L’obbedienza datagli dall’igumeno.

Da: I. Balan: “Vies des moines de Moldavie”, Chevetogne 1986. Trad. A. S.

In: “Messaggero Ortodosso”, Roma, maggio-agosto 1987, p. 17-33.

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