Il monaco Paissij Nichitencu del monastero di Sihastria

Fu uno dei grandi monaci del nostro tempo. Entrato giovane nel monastero, durante i quarant’anni della vita comunitaria Paissij Nichitencu attese ad un solo compito, quello del cuoco. Non venne mai meno a questa sua funzione, non chiese mai di essere sostituito da qualcun’altro, non espresse mai una recriminazione. Manteneva continuamente il silenzio, recitava continuamente nella mente la preghiera di Gesù ed aveva sempre le lacrime agli occhi. Grazie alla sua umiltà ed alla sua obbedienza, padre Paissij aveva ricevuto da Dio il dono delle lacrime e della preghiera del cuore. Sia che sbucciasse legumi sia che accendesse il fuoco, sia che preparasse il cibo aveva sempre sulle labbra il nome del Signore e nell’anima il calore dello Spirito. Abbiamo trascorso assieme parecchi anni: ho visto il suo volto illuminato da una gioia indicibile; l’ho visto affaticarsi in cucina; l’ho osservato in Chiesa, sempre in piedi e con le lacrime che continuamente gli scendevano per il viso; l’ho inteso fare le metanie nella sua cella o piangere, come un bambino, per i suoi genitori davanti alle icone.

Malgrado tutto ciò, il monaco Paissij non aveva mai un’espressione triste; al contrario era sereno come il cielo in primavera, con il sorriso sulle labbra, dolce ed innocente come un figlio del Cristo. Allorché incontrava un confratello o un padre, era lui sempre il primo a salutare portando la destra del monaco alle sue labbra e chiedendo la benedizione. Successivamente Paissij prendeva le mani del confratello tra le sue palme, lo guardava un istante con gli occhi che esprimevano una gioia non terrena e, mentre gli occhi gli si riempivano di lacrime, abbassava la fronte e le mani e diceva con una voce armoniosa: “Padre, venite a tavola, tutto è pronto”.

Il padre Paissij nutriva, come nessun altro, un grande amore per i suoi simili, per gli uccelli, per i fiori, per tutta la creazione. Pregava per tutto il mondo intero, versava lacrime per tutti, chiamava ciascuno a tavola e comunicava a tutti la pace dell’anima sua. Non sapeva che esistono su questa terra buoni e cattivi, giusti e peccatori egli li amava, tutti e si considerava come il più misero tra tutti. Non pretendeva di insegnare nulla a nessuno, non voleva mai dire una parola di edificazione né a voce né per iscritto. Fu la sua persona e la sua vita che furono esempio vivente e vero testamento dell’amore del Cristo.

– “Padre Paissij – gli chiesero i confratelli – dicci una parola di saluto”. Rispose: – “Perdonatemi, fratelli miei, sono un povero peccatore”.

Rese serenamente la sua anima a Dio, il 21 dicembre 1970, all’età di 77 anni.

 

Da: I. Balan: “Vies des moines de Moldavie”, Chevetogne 1986. Trad. A. S.

In: “Messaggero Ortodosso”, Roma, maggio-agosto 1987, p. 17-33.

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