P. A. Schmemann: Le Sacre Scritture in quaresima

La preghiera della Chiesa è sempre biblica, cioè è espressa nella lingua, nelle immagini e nei simboli delle Sacre Scritture. Se la Bibbia contiene la Rivelazione divina all’uomo, è anche la risposta dell’uomo alla Rivelazione e così il modello ed il contenuto della preghiera, della lode e dell’adorazione. Ad esempio, migliaia di anni sono trascorsi dacché furono composti i Salmi, tuttavia quando si sente la necessità di esprimere il pentimento, il turbamento dell’intero essere all’invito della misericordia divina, proviamo l’unica espressione adeguata nel Salmo penitenziale che comincia con le parole “Abbi pietà di me, o Dio!”. Qualsiasi situazione immaginabile dell’uomo di fronte a Dio, al mondo ed agli altri uomini, della incontenibile gioia per la presenza di Dio sino alla disperazione abissale dell’esilio, del peccato e dell’alienazione ha trovato la sua espressione perfetta in quest’unico Libro, che, per questa ragione, ha sempre costituito il nutrimento giornaliero della Chiesa, il mezzo della sua Ufficiatura ed autoedificazione.

         Durante la Grande Quaresima la dimensione biblica dell’ufficiatura ha un’enfasi accresciuta. Si può dire che i 40 giorni della Quaresima sono, in certo qual modo, il ritorno della Chiesa alla situazione spirituale dell’Antico Testamento, il tempo prima del Cristo, il tempo della penitenza e dell’attesa, il tempo della “storia della salvezza”, che procede verso il suo completamento nel Cristo. Questo ritorno è necessario perché, sebbene noi apparteniamo al tempo dopo Cristo e lo conosciamo e siamo stati “battezzati in Lui”, continuamente ci allontaniamo dalla nuova vita ricevuta da lui e ciò significa ricadere “nell’antico” tempo. La Chiesa, da un lato, è già “a casa”, poiché essa è già “la grazia di Gesù Cristo, nell’amore di Dio Padre e nella comunione del Santo Spirito”. Tuttavia, d’altra parte, essa pure è “sulla sua via” in quanto è in un pellegrinaggio, lungo e difficile, verso il completamento di tutte le cose in Dio, il ritorno del Cristo e la fine dei tempi.

         La Grande Quaresima è la stagione in cui questo secondo aspetto della Chiesa, della sua vita, in quanto attesa e viaggio, è in via di realizzazione. Ed è per questa ragione che l’Antico Testamento acquista il suo pieno significato, non solo in quanto è il Libro delle profezie che hanno avuto il loro compimento, ma anche dell’uomo e dell’intera creazione “nel loro viaggio” verso il Regno di Dio. Due principi fondamentali regolano l’uso dell’Antico Testamento nell’ufficiatura Quaresimale: la “duplice lettura” del Salterio e la lettura continua, cioè la lettura virtualmente totale di tre libri: Genesi, Isaia e Proverbi. I Salmi hanno sempre occupato un posto centrale e perciò unico nell’ufficiatura cristiana. La Chiesa vede in essi non solo la migliore espressione, la più adeguata e perfetta della preghiera, della penitenza, dell’adorazione e della lode, ma una vera immagine verbale del Cristo e della Chiesa, una Rivelazione nella Rivelazione. Per i Padri – afferma un esegeta dei loro scritti – “solo il Cristo e la sua Chiesa pregano, piangono e parlano in questo Libro”. Dal suo inizio i Salmi costituiscono perciò il vero fondamento della preghiera della Chiesa, il suo “linguaggio naturale”. Essi sono usati nell’ufficiatura dapprima come “Salmi fissi”, cioè come il materiale permanete di tutta l’ufficiatura giornaliera: il “Salmo della sera” (Ps 104) ai Vespri; i sei Salmi (Ps 3; 38; 63; 88; 103; 143), le Lodi (Ps 148; 149; 150) al Mattutino; e gruppi di tre Salmi alle Ore. Dai Salmi sono stati scelti i “Prokìmena”, i versetti per gli Alliluia, ecc… per tutte le feste e commemorazioni dell’anno liturgico. Ed, infine, l’intero Salterio, diviso in 20 parti o “Kathìsmata”, è cantato nella sua totalità ai vespri ed al Mattutino. È questo il terzo uso del Salterio, che è raddoppiato durante la Quaresima. Esso è cantato non una volta, ma due volte ogni settimana di Quaresima e parti di esso sono incluse nelle Ore terza e sesta.

         La “Lettura continua” della “Genesi”, di “Isaia” e dei “Proverbi” ebbe origine nell’epoca in cui la Quaresima era ancora il principale periodo prebattesimale della Chiesa e l’ufficiatura quaresimale aveva un carattere prevalentemente catechetico, cioè dedicato all’istruzione dei catecumeni. Ciascuno dei tre libri corrisponde ad uno dei tre aspetti fondamentali dell’Antico Testamento: la storia dell’opera di Dio nella Creazione, la profezia ed insegnamenti etici o morali. La “Genesi”, per così dire, costituisce la “struttura” della fede della Chiesa. Essa contiene la narrazione della Creazione, della caduta ed infine la promessa e l’inizio della salvezza grazie al patto tra Dio ed il suo popolo eletto. Essa riunisce le tre dimensioni fondamentali del Credo della Chiesa in Dio, in quanto Creatore, Giudice e Salvatore. La “Genesi” rivela le radici della concezione cristiana dell’uomo in quanto creato “ad immagine e somiglianza di Dio”, in quanto allontanatosi da Dio e rimasto sempre oggetto dell’amore divino, della sua cura e infine della sua salvezza. Questo libro racchiude il concetto della storia come “storia della salvezza” che conduce al Cristo ed in Lui si completa. Essa annuncia il mistero della Chiesa attraverso le immagini e la realtà del popolo di Dio, il Patto, l’Arca, ecc… Isaia è il più grande dei profeti e la lettura del suo libro durante la Quaresima ha per fine di rivelare ancora una volta il grande mistero della salvezza per mezzo delle sofferenze e del sacrificio del Cristo.

         Infine il libro dei “Proverbi” è l’epitome degli insegnamenti etici dell’Antico Testamento, della legge morale e della sapienza senza la cui accettazione l’uomo non può comprendere l’allontanamento da Dio; per cui egli non è in grado di intendere la Buona Notizia del perdono per mezzo dell’amore e della grazia.

         Le letture da questi tre libri sono giornaliere durante la Quaresima, dal lunedì al venerdì: la “Genesi” ed i “Proverbi” ai Vespri, Isaia all’Ora Sesta. E sebbene la Quaresima da tempo non sia più la stagione catechistica della Chiesa, lo scopo iniziale di queste letture mantiene il suo pieno significato. La nostra fede cristiana ha bisogno di ritornare ogni anno alle sue radici bibliche, poiché in esse non può esserci un limite alla nostra crescita spirituale ed alla comprensione della Rivelazione divina. La Bibbia non è una raccolta di “tesi” dogmatiche da accettare e ricordare una volta per sempre, ma la viva voce di Dio che continuamente parla a noi, rendendoci sempre più profondi nell’inesauribile ricchezza della sua Sapienza e del suo Amore. Non c’è maggior tragedia nella Chiesa della quasi totale ignoranza della Sacra Scrittura da parte dei suoi membri e, ciò che è peggio, della nostra indifferenza virtualmente totale nei suoi riguardi. Ciò che per i Santi ed i Padri era una gioia senza limiti, interesse, crescita intellettuale e spirituale, è per molti Ortodossi oggi un testo antiquato senza alcun significato per la loro vita. È da sperare, perciò, che, nella misura in cui si riacquista lo spirito ed il significato della Quaresima, ciò significherà la riscoperta della Scritture come vero cibo spirituale e comunione con Dio.

A. Schmemann, da “Great lent, Jouney to Pascha”, St. Vladimir Seminary Press 1974, 11-44; trad. A. S.
in Messaggero Ortodosso, Roma gennaio-aprile 1987, 1-16.

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