P. GIORGIO ABATE DI SAN GREGORIO NEL MONTE ATHOS: LA DEIFICAZIONE: SCOPO DELLA VITA UMANA (II)

IL MOTIVO DELL’ INCARNAZIONE DI DIO: LA DEIFICAZIONE DELL’UOMO

I Padri della Chiesa affermano che Dio è divenuto uomo perché l’uomo divenisse dio. L’uomo non avrebbe raggiunto la deificazione se Dio non si fosse incarnato.

Prima di Cristo esistevano molti uomini saggi e virtuosi. Gli antichi greci, ad esempio, avevano raggiunto alti livelli di consapevolezza filosofica riguardo le virtù e Dio. Di fatto, la loro filosofia contiene elementi di verità, il cosiddetto logos spermatikos. Dopo tutto, essi erano uomini particolarmente religiosi, certamente non atei, come li vorrebbero vedere alcuni dei nostri dotti e malati uomini contemporanei. Essi non conoscevano il vero Dio. Tuttavia, benché pagani, erano pii e timorati verso la divinità. Per questa ragione tutti quei pedagoghi, insegnanti, capi politici e civili che, a differenza dell’antica tradizione greca, hanno tentato di sradicare la fede in Dio dall’anima della nostra devota gente senza alcun suo consenso, hanno commesso hybris nel significato antico del termine. Essi, di fatto, hanno cercato di privare la nazione del suo carattere greco, della tradizione dei greci, della nostra storia antica, medioevale e recente nella quale è sempre esistita una tradizione di venerazione e di rispetto per Dio. Questa tradizione si è universalmente diffusa attraverso il contributo culturale dell’ellenismo ed è rinvenibile ancor oggi. Nella filosofia degli antichi greci può essere riscontrato un ardente desiderio per il Dio ignoto e per l’esperienza di Dio. Essi erano fedeli e devoti ma senza un diritto e una piena conoscenza su Dio. Ad essi mancava la comunione con Lui. La deificazione non era possibile.

Pure nell’Antico Testamento, troviamo uomini giusti e virtuosi. Tuttavia, l’unione assoluta con Dio, la deificazione, divenne possibile e realizzabile solo con l’ incarnazione di Dio, il Verbo (Logos) di Dio. Questo è lo scopo dell’incarnazione di Dio.

Se lo scopo della vita umana fosse solo divenire moralmente migliori, non ci sarebbe stato alcun bisogno della presenza di Cristo nel mondo. Non ci sarebbe stato alcun bisogno dell’economia divina, dell’incarnazione di Dio, della sua croce, morte e risurrezione i cui eventi hanno al loro centro Cristo stesso . se all’umanità sarebbe bastato migliorarsi moralmente, attraverso l’insegnamento dei Profeti, dei filosofi e degli uomini giusti di allora. Sappiamo che Adamo ed Eva sono stati fuorviati dal diavolo ed hanno desiderato divenire dei senza la cooperazione divina, senza l’umiltà, l’obbedienza e l’amore, ma contando solo sulla propria volontà egoisticamente ed autonomamente. È proprio questa l’essenza della caduta: l’egoismo. Per assumere l’egoismo e l’autosufficienza, i nostri progenitori si sono separati da Dio ed invece di raggiungere la deificazione, sono arrivati alla meta opposta: la morte spirituale.

I Padri della Chiesa dicono che Dio è vita. Quindi chiunque si allontana da Dio si allontana dalla vita. È perciò che in Adamo ed Eva la morte e l’inattività spirituale (la morte fisica e quella spirituale) furono la conseguenza della loro disubbidienza. Tutti noi comprendiamo le conseguenze della loro caduta. La separazione da Dio ha portato l’uomo ad una vita carnale, bestiale e demoniaca. La magnificenza della creazione di Dio è stata seriamente danneggiata subendo una ferita quasi mortale. La “sua immagine” è stata distorta. Dopo la caduta l’uomo non ha i requisiti per muoversi verso la deificazione, come nella situazione precedente al peccato. In questo stato di malattia quasi mortale, l’uomo non può più orientarsi verso Dio. È perciò che l’umanità ha avuto bisogno di un nuovo capostipite. È stato necessario un uomo nuovo, sano, capace di orientare la libertà umana verso Dio. Questo nuovo capostipite . l’uomo nuovo . è l’Uomo. Dio (il Theanthropo), Gesù Cristo, il Figlio e il Verbo (Logos) di Dio. Egli dal momento in cui si è incarnato costituisce il nuovo capostipite, il nuovo inizio, la nuova umanità e il nuovo lievito.

Un grande teologo della nostra Chiesa, san Giovanni di Damasco, afferma che con l’incarnazione del Verbo è comparsa una seconda comunione tra Dio e l’uomo. La prima comunione, quella nel Paradiso, è stata rotta dal momento in cui l’uomo si è separato da Dio. Allora, il nostro Dio, pieno di compassione, ha provveduto per un’altra, una seconda comunione, cioè un’unione con gli uomini che non potesse più essere infranta. Egli ha ottenuto questo scopo realizzando la sua unione con l’ umanità nella persona di Cristo. Cristo, l’Uomo-Dio, il Figlio e il Verbo del Padre, ha due nature perfette: la divina e l’umana. Secondo la famosa definizione del quarto santo concilio ecumenico di Calcedonia, queste due nature perfette sono unificate “senza confusione, senza cambiamento, indivisibilmente e inseparabilmente” in una persona di Dio, nel Verbo, in Cristo. I pronunciamenti di questo concilio costituiscono per sempre una guida ed un’arma sicura nello Spirito Santo per la nostra Chiesa ortodossa contro ogni genere di eresia cristologica. In tal modo sappiamo che Cristo ha due nature: la divina e l’umana. La conseguenza è chiara: la natura umana, attraverso l’unione ipostatica delle due nature nella persona di Cristo, è irrevocabilmente unita con quella divina perché Cristo è, d’ora in poi, eternamente Uomo-Dio. Come Uomo-Dio è asceso in cielo, come Uomo-Dio si è seduto alla destra del Padre, come Uomo-Dio verrà a giudicare il mondo nella sua seconda venuta. Perciò la natura umana è ora intronizzata nella Santa Trinità, nel cuore della Trinità stessa. Nulla può separare la natura umana da Dio. Questo è il motivo per cui, ora, dopo l’incarnazione, pure se commettiamo dei peccati o ci allontaniamo da Dio, pentendoci è possibile rinsaldare nuovamente quell’ unione per la quale diveniamo dei per Grazia.

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