Christos Yannaras: La buona notizia sull’uomo. 1. L’Immagine

  1. L’immagine

Nella tradizione della chiesa del primo millennio e nella sua continuità storica ortodossa, è grazie allo studio intorno alla rivelazione della verità su Dio che è possibile prendere coscienza della verità riguardo all’uomo. Un’ antropologia descrittiva (che anche le «scienze dell’ uomo» sono in grado di offrire) non ci può infatti bastare. Cerchiamo una spiegazione del fatto dell’ esistenza umana, la messa in luce di quelle sfaccettature dell’ essere umano che restano irriducibili a qualsiasi spiegazione oggettiva. Nella tradizione scritta della rivelazione divina, la Scrittura, Dio è affermato come esistenza personale, e l’uomo, in quanto essere creato a immagine di Dio, è anch’ egli esistenza personale, sebbene appartenente alla natura creata. Questo rapporto originario dell’uomo con Dio, che stabilisce il modo stesso dell’ esistenza umana, è figurato nelle prime pagine dell’Antico Testamento per mezzo di una narrazione poetica e simbolica dalla quale il pensiero cristiano ha costantemente desunto i principi fondamentali dell’antropologia teologica. Così ci è dato leggere, nella Genesi, che Dio ha plasmato il mondo in sei giorni. Tutto ciò che costituisce il cosmo è stato creato da Dio tramite il solo comando della sua parola (lògos). E, il sesto giorno, in cui si è completata la creazione, quando ha chiamato all’ esistenza gli animali selvatici, il bestiame e gli esseri che strisciano sulla terra, Dio, avendo visto la bellezza di tutto quel che aveva fatto, proseguì nella sua opera modellando l’uomo. Con il suo linguaggio figurato, il racconto biblico ci presenta la creazione dell’ uomo come un atto eccezionale di Dio: non si tratta più di un comando creatore bensì, in primo luogo, dell’espressione di una decisione divina, nella quale l’ esegesi cristiana ha sempre letto la prima rivelazione del carattere trinitario di Dio: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra» (Gen 1,26). Nel caso dell’uomo non si ha più a che fare con un essere chiamato a essere parte integrante del mondo, quanto con una creatura che la volontà di Dio differenzia da tutte le altre perché essa sia immagine di Dio nel mondo, il che significa manifestazione, apparizione e rappresentazione immediata di Dio. Del resto, è proprio la parola ebraica zelem, che i Settanta tradurranno con eikón, a voler dire apparizione, rappresentazione, equivalenza, sostituzione. L’ uomo regna così in seno al creato, non come un plenipotenziario o come un padrone imposto, bensì come una guida pronta a condurre l’intera creazione verso il suo fine ultimo o lògos. Questo carattere del tutto peculiare della volontà e della decisione divina che creano l’uomo è completato, nell’immagine biblica, da un atto divino eccezionale: «Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un’ anima vivente» (Gen 2,7). Nessun’altra creatura, nel racconto biblico, viene plasmata da Dio. Il materiale utilizzato per modellare l’uomo non è altro che la polvere del terreno, e questa proprietà di essere sorto dalla terra sarà anche il nome del primo uomo: Adamo (fatto di terra). Ma la natura umana, fatta di terra, è forgiata da una particolare azione divina, è modellata da Dio, per ricevere, poi, il soffio dell’alito divino che innalza l’uomo al rango di «anima vivente». Soffiare sul volto dell’ è sempre stato per gli ebrei (e per i popoli semitici più in generale) un atto profondamente simbolico: voleva dire che si trasmetteva all’altro il proprio alito, qualcosa di estremamente intimo, la propria coscienza di sé, il proprio spirito. La respirazione è, in effetti, principio vitale, è l’elemento che rende ogni uomo un essere attivo. Ogni stato d’animo come la paura, la collera, la gioia, l’arroganza, influisce sul respiro e testimonia il legame che intercorre tra la respirazione e la parte più profonda del nostro essere, la nostra interiorità. Allora, quando la Scrittura ci dice che Dio soffia il suo alito sul volto dell’uomo fatto di polvere, siamo in presenza di un ’immagine che rivela la trasmissione all’uomo di qualche segno dell’ esistenza stessa di Dio. Nel linguaggio biblico, il risultato di tale trasmissione è che l’uomo diviene un’anima vivente.

fonte: Asterios.it

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