Vita di S.Ambrogio di Optina

VITA DEL SANTO MONACO DI GRANDE ABITO
AMBROGIO DEL MONASTERO DI OPTINA PUSTIN

 

Dopo la morte dello Starez Macario, due persone gli succedettero nella funzione dello “starcestvo” nel Monastero di Optina: il Padre Ilario, rettore dello Skit e il Padre Ambrogio che assistette Macario nel lavoro dell’edizione dei testi patristici. Ilario morì nel 1873 ed Ambrogio, discepolo degli starez Leonida e Macario, restò il solo continuatore della loro tradizione. Natura estremamente ricca lo starez Ambrogio riuniva nella sua persona le qualità dei suoi predecessori. Possiamo dire che in lui lo “starcestvo ” di Optina trovò il suo apogeo. Alexander Grenkoff nacque il 21 novembre 1812 in una famiglia appartenente al clero minore: il padre era Lettore in una parrocchia del villaggio nel governatorato di Tambov. La nascita del futuro starez avvenne nel giorno della festa parrocchiale. Una moltitudine di contadini venuti dalle località vicine gremiva il villaggio. ” Io sono nato nella folla, e vivrò sempre in mezzo alla folla “, diceva lo starez. Il giovane Alessandro, molto dotato negli studi, era di una vivacità esuberante. Lo si vedeva correre continuamente nelle vie con i suoi compagni, e tuttavia, benché trascurasse di studiare le lezioni, fu sempre il primo nella scuola parrocchiale. Dopo la scuola entrò nel seminario di Tambov, ma, terminato il curriculum scolastico, non volle proseguire nella carriera ecclesiastica. Il futuro starez fece per qualche tempo il precettore in una famiglia di possidenti e occupò in seguito il modesto posto di maestro di scuola nel suo villaggio natale. Allegro e spirituale, Grertkoff era amato da tutti. Tuttavia a partire da un certo momento ci si cominciò ad accorgere che egli cercava spesso la solitudine, allontanandosi nel giardino o salendo nel granaio per pregare. Quando era in Seminario, ammalatosi gravemente, Alessandro aveva fatto voto di prendere l’Abito. Guarito egli rimandava sempre l’adempimento della sua promessa a restava nel secolo. Un giorno, passeggiando nella foresta, egli udì chiaramente nel mormorio di un ruscello le parole: ” Lodate Dio, amate Dio”. Il giovane istitutore si recò a trovare uno starez, il recluso Ilario conosciuto in tutta la regione di Tambov per la saggezza dei suoi consigli ispirati. Lo starez gli disse: ” Va’ ad Optina, tu vi troverai l’esperienza “. Nel 1839, durante le vacanze estive, Grenkoff visitò il monastero di Optina, ma non vi si fermò. Egli esitava ancora. Nell’autunno dello stesso anno, dopo una serata passata con particolare allegria, Grenkoff disse bruscamente ad uno dei suoi amici: ” Non posso più restare qui. Parto per Optina “. Qualche giorno dopo, lasciò il suo villaggio, a fu ricevuto ad Optina dallo starez Leonida. Il novizio, dopo aver passato qualche tempo per l’obbedienza nel servizio della cucina, fu designato dallo starez Leonida al suo servizio come Lettore. Egli doveva dire ogni giorno, nella cella dello starez, le preghiere prescritte dalle regole monastiche. Non si sa perché‚ lo starez Leonida , scherzando, chiamava il suo nuovo discepolo ” chimera “. Morendo egli lo affidò allo starez Macario. Alessandro Grenkoff ricevette il nome di Ambrogio nel momento della vestizione monastica. Presto egli fu ordinato Diacono. Una volta, durante il servizio, lo starez Antonio, priore dello Skit, domandò al giovane Diacono: ” Ebbene, vi siete abituato..?”. Ambrogio rispose con disinvoltura : ” Grazie alle vostre preghiere, Padre mio “. Ma il padre Antonio completò la frase: ” .. al timore di Dio “. Confuso il monaco comprese la lezione. Ordinato Prete, il padre Ambrogio non restò a lungo al servizio dell’Altare. Egli prese freddo, e, gravemente malato, dovette rimanere a letto per parecchi mesi. La sua salute fu rovinata per sempre: egli restò infermo fino alla fine della sua vita. Come il padre Macario egli dovette rinunciare a celebrare la Divina Liturgia a causa della sua estrema debolezza. La malattia temperò la natura troppo esuberante del padre Ambrogio; essa lo obbligò a rientrare in se stesso, a consacrarsi al lavoro incessante della preghiera interiore. Egli dirà più tardi: ” La malattia è molto utile per un monaco. Se è malato, bisognerà che si curi un pò di tanto in tanto, giusto quel tanto che è necessario per sussistere.”. Conoscendo il greco e il latino, il padre Ambrogio assisteva lo starez Macario nei suoi lavori di edizione dei testi patristici. Continuò questa occupazione anche dopo la morte del suo maestro e pubblicò molte opere di spiritualità, tra cui ” La scala del Paradiso ” di S. Giovanni Climaco. Ma i lavori di erudizione non erano sufficienti per il temperamento troppo attivo del padre Ambrogio. Egli cercava una comunione diretta con gli esseri umani. il suo spirito vivo e penetrante, arricchito dalla conoscenza della letteratura ascetica, s’interessava a tutto ciò che riguardava gli uomini: alla vita segreta dell’anima , ed anche alle attività e preoccupazioni esteriori.

Sotto l’azione della preghiera costante, la perspicacia naturale del padre Ambrogio si trasformava in chiaroveggenza, dono ammirabile della grazia che doveva fare di lui una delle figure più stupefacenti dello ” starcestvo ” russo. Ben presto non ci furono più segreti per lo starez Ambrogio: ” Egli leggeva nell’anima come in un libro “. Un visitatore poteva restare in silenzio, mettersi in disparte, dietro le spalle degli altri, e pur tuttavia lo starez conosceva la sua vita, lo stato della sua anima, il motivo che l’aveva condotto ad Optina. Non volendo manifestare il dono della chiaroveggenza, lo starez poneva delle domande alle persone che volevano vederlo, ma fin dalla maniera d’interrogare egli dimostrava di essere già al corrente di tutto. Talvolta la vivacità dello starez Ambrogio lo spingeva a rivelare senza precauzioni ciò che sapeva. Così un giorno, egli rispose vivacemente a un giovane artigiano che si lamentava d’aver male ad un braccio: ” Sì, tu hai male al braccio…ma perché hai picchiato tua madre? ” Poi si riprese, confuso, e si mise a porre delle domande: ” La tua condotta è sempre buona? Sei un buon figlio? Non hai mai offeso i tuoi genitori? ” . Spesso lo starez usava delle allusioni discrete, quasi sempre sotto una forma umoristica, per lasciare capire alla gente che i loro difetti nascosti gli erano conosciuti; la persona che interpellava così era la sola a comprendere il sottinteso. Una dama che nascondeva accuratamente la sua passione per il gioco, gli domandò un giorno la sua ” carta ” ( fotografica ). Lo starez sorrise con rimprovero: ” Cosa mi chiedete? Forse che giochiamo a carte nel monastero? ” Avendo compreso l’allusione, la dama confessò la sua debolezza. Una giovane studentessa di Mosca, che non aveva mai visto lo starez, manifestava una grande animosità nei suoi riguardi, considerandolo un “vecchio ipocrita”. Spinta dalla curiosità, ella venne un giorno ad. Optina, e si accostò alla porta dietro altri visitatori che attendevano. Lo starez entrò nel parlatorio, fece una corta preghiera, guardò un momento gli astanti ed avvicinandosi alla giovane donna ” Ah! ma è Vera, ella è venuta a vedere il vecchio ipocrita! “. Dopo una lunga conversazione con Ambrogio, la ragazza cambiò opinione. Ella divenne più tardi una religiosa del Convento di Sciamordino fondato dallo Starez. Con gli indifferenti il padre Ambrogio non perdeva il suo tempo:li congedava dopo una breve conversazione, sempre in termini molto cortesi. Lasciandolo, questi visitatori, venuti solo per curiosità, dicevano abitualmente: ” E’ un monaco molto intelligente “.  Intelligente lo starez Ambrogio lo era davvero. Questa facoltà naturale in lui, non aveva ormai più limiti nel suo esercizio grazie al dono del ragionamento che aveva acquisito. Egli sapeva apprezzare ogni fenomeno secondo il suo giusto valore. ” Uomo spirituale “, egli poteva ” giudicare di tutto “, secondo la parola di S.Paolo ( I^ Cor. 2,15 ). Questa qualità consentiva ad Ambrogio una larghezza di vedute illimitata. Non esisteva nessun campo chiuso alla sua comprensione, dove avrebbe dovuto recedere perché privo di conoscenze speciali. Così un possidente i. cui campi non rendevano niente, ricevette delle indicazioni dettagliate da parte dello starez, per creare un sistema d’irrigazione perfezionato. Attivo ed ingegnoso egli stesso, Ambrogio amava le persone decise e coraggiose, egli benediva sempre le imprese difficili e rischiose a condizione che esse fossero oneste. Negli affari finanziari, nelle questioni giudiziarie le più complesse, egli dava sempre un consiglio preciso. Non c’erano per lui delle piccole cose senza interesse: tutto ciò che preoccupava il suo interlocutore diventava l’oggetto principale della sua attenzione. Una contadina gli venne a raccontare la sua disgrazia: le oche della sua padrona morivano una dopo l’altra e la sua padrona la voleva licenziare. Lo starez ragionò con pazienza con la povera donna sul modo con cui nutriva le oche, poi le diede alcuni consigli pratici. I testimoni di questa scena ridevano o s’indignavano contro la vecchia che aveva osato disturbare lo starez per le sue oche. Dopo aver congedato la contadina, Ambrogio si rivolse ai presenti: ” Cosa volete, tutta la sua vita è in quelle povere bestiole “.  Mai, davanti alle difficoltà materiali della gente semplice che veniva a visitarlo, lo starez Ambrogio ha detto: ” Questo non mi riguarda; io non mi occupo che delle anime “. Egli sapeva molto bene che bisogna prima nutrire quelli che hanno fame e poi parlar loro delle opere della giustizia. Egli aveva il cuore attento, aveva la capacità d’amare senza limiti ogni persona che si trovava alla sua presenza, dimenticando se stesso, e questo oblio incessante di se stesso davanti al prossimo costituiva la vita scelta dalla starez Ambrogio. Egli diceva: ” Tutta la mia vita l’ho passata a coprire il tetto degli altri, così il mio tetto è rimasto scoperto “. Ma la persona umana non può raggiungere la perfezione suprema se non cessando d’esistere per se stessa, per donarsi a tutti. E’ il fondamento della parola evangelica che, quando è vissuta fino in fondo, rende i veri cristiani simili a Dio, perché Dio è il centro vivente e personale di tutto l’amore.  Nessun difetto umano, nessun peccato costituiva un ostacolo all’amore dello starez Ambrogio: prima di giudicare, egli compativa ed amava. E’ per questo che i peccatori andavano da lui senza timore con confidenza e speranza. Una ragazza divenuta incinta, fu maledetta e cacciata dalla sua famiglia da suo padre, un ricco mercante. Ella venne a cercare rifugio e consolazione presso lo starez Ambrogio. Egli l’accolse con dolcezza e l’affidò a degli amici in una città vicina, dove poté mettere al mondo il suo bimbo. Lo starez, inviava regolarmente del denaro alla giovane madre, che veniva di tempo in tempo a trovarlo insieme al suo figlio. Su consiglio dello starez , la giovane donna, che sapeva dipingere, si mise a guadagnare qualcosa dipingendo delle Icone. Qualche anno più tardi il mercante si riconciliò con sua figlia e si affezionò al suo nipotino.  Ambrogio cercava sempre in primo luogo di consolare gli esseri umani delle loro pene e poi di guidarli. sulla via della giustizia. Verso la fine della sua vita lo si intese spesso dire a bassa voce scuotendo la testa: ” Ero severo all’inizio del mio “starcestvo” ma al presente sono diventato debole: la gente ha tanto dolore, tanto dolore! “. Quando accoglieva dei nuovi visitatori, lo starez andava sempre dai più oppressi, sceglieva coloro che avevano più bisogno di consolazione e trovava le parole necessarie per rendere loro il coraggio, la speranza, la gioia di vivere. Sempre buono verso tutti, manifestando ii preferenza il suo amore alle persone più sgradevoli, difficili da sopportare, ai peccatori incalliti, disprezzati dalla società, giammai egli ha disperato davanti all’abisso dei. peccati umani, giammai egli ha detto : ” Non posso nulla! “.

Il segreto della chiaroveggenza del Padre Ambrogio, risiedeva nella sua carità. Non solamente egli amava tutti coloro che venivano da lui, ma egli aveva la facoltà d’identificarsi con loro, così che egli amava ugualmente i loro vicini, gli oggetti a cui erano affezionati, tutto ciò che costituiva la loro vita. Lo spirito di padre Ambrogio abbracciava tutta la vita interiore ed esteriore della persona con la quale egli aveva a che fare: è perciò che egli poteva guidare con sicurezza la volontà dell’uomo accordandola a quella di Dio. I destini umani gli erano aperti; si può dire che partecipava al consiglio divino riguardo ad ogni persona. Gli esempi di questa conoscenza dei destini provvidenziali sono molto numerosi nella pratica dello starez Ambrogio. Eccone qualcuno dei più tipici. Una ragazza povera fu richiesta in matrimonio da un ricco mercante attirato dalla sua bellezza. Lo starez consigliò a sua madre di rifiutare il mercante, dicendo che egli aveva in vista per la ragazza un partito infinitamente migliore. La madre replicò : ” Non c’è un partito migliore per noi; mia figlia non può certo sposare un principe! “. Il fidanzato che io ho per tua figlia è così grande che non puoi immaginare – insistette lo starez – rifiuta il mercante. La madre obbedì allo starez; ella dissuase il fidanzato di sua figlia. Qualche giorno dopo la giovane cadde improvvisamente malata e morì. Due sorelle vennero una volta ad Optina. La maggiore di natura chiusa, pensosa, molto pia; l’altra, esuberante di gioia, non pensante che al fidanzato. L’una cerca di entrare in un monastero, l’altra voleva che lo starez benedicesse la sua felicità coniugale. Ricevute le due ragazze, il padre Ambrogio, senza dire nulla, diede alla fidanzata un rosario. Poi si rivolse a sua sorella: ” Perchè parli di monastero? Presto ti sposerai! “. Ed egli nominò una regione lontana dove essa avrebbe dovuto incontrare il suo futuro marito. Rientrata a S. Pietroburgo, la fidanzata apprese che colui che ella amava l’aveva ingannata. Nel suo dolore ella si rivolse completamente a Dio; la sua natura subì un cambiamento profondo; ella rinunciò al secolo ed entrò in un convento. Nello stesso tempo la sua sorella maggiore fu invitata da una zia di provincia la cui proprietà si trovava in prossimità di un monastero femminile. Ella vi andò pensando di trovare l’occasione di prendere una conoscenza più completa della vita monastica. Ma un incontro che ella fece nella casa di sua zia, cambiò tutto: la giovane postulante divenne presto una sposa felice. Quelli che conoscevano bene lo starez Ambrogio sapevano per esperienza personale che bisognava obbedire a tutto quello che diceva, senza mai contraddirlo. Egli stesso aveva l’abitudine di dire: ” Non discutete mai. con me. Io sono debole, potrei cedervi e questo sarebbe sempre nocivo voi “. Si racconta la storia di un artigiano che, dopo aver fabbricato una nuova Iconostasi per la chiesa di Optina venne dallo starez Ambrogio per ricevere la sua benedizione prima di rientrare a casa a Kaluga, a 60 Km. dal monastero. I cavalli erano già attaccati, l’artigiano era ansioso di ritornare alla sua bottega, sapendo che una commessa vantaggiosa lo attendeva. Ma lo starez, dopo averlo trattenuto a lungo, lo invitò a ritornare l’indomani, dopo la Liturgia, a prendere il tè nella sua cella. L’artigiano lusingato da questa attenzione del sant’uomo non osò rifiutare. Egli sperava di trovare ancora il suo cliente a Kaluga, arrivandovi verso la fine del pomeriggio. Ma lo starez non volle lasciarlo partire; volle che l’artigiano ritornasse ancora a prendere il tè nella sua cella prima dei Vespri. La sera Padre Ambrogio rinnovò il suo invito per l’indomani. L’artigiano, molto deluso, ma non osando protestare, obbedì di nuovo. E così fu per ben tre giorni. Lo starez congedò finalmente l’artigiano:” Grazie, amico mio, per avermi obbedito, Dio ti conserverà, và in pace! “. Qualche tempo dopo, l’artigiano venne a sapere che due dei suoi lavoranti più vecchi, sapendo che doveva rientrare da Optina con una somma di danaro considerevole, gli avevano teso un agguato per tre giorni e tre notti nella foresta, vicino alla carrozzabile di Kaluga, con l’intenzione di ammazzarlo. I consigli dello starez Ambrogio, quando erano seguiti dai suoi figli spirituali, dirigevano le persone ad illuminarsi pienamente, a portare i frutti della grazia. Un giovane prete fu designato, secondo il suo desiderio, nella parrocchia più povera della diocesi d’Orel, ma dopo un anno d’esistenza difficile, egli perse il coraggio e volle essere inviato altrove. Prima di fare la sua domanda, il giovane prete andò a consultare lo starez Ambrogio. Avendolo scorto di lontano, lo starez gli gridò: ” Vattene, rientra a casa tua, padre! Lui è solo e voi, voi siete in due.” Poi spiegando il senso delle sue parole, aggiunse: ” Il demonio è solo a tentarti, ma tu hai Dio per aiutarti. Rientra a casa tua. E’ un peccato lasciare la propria parrocchia. Celebra la Liturgia ogni giorno e non aver nessun timore: andrà tutto bene! ” Il prete , incoraggiato riprese il suo lavoro pastorale con pazienza. Dopo lunghi anni dei doni meravigliosi si rivelarono in lui: il padre Giorgio Kossoff divenne uno starez rinomato. La conoscenza dei disegni provvidenziali , il potere sui destini umani si manifestarono in modo sconvolgente nello starez Ambrogio nel momento in cui intraprese la fondazione di un Convento femminile a Sciamordino. Su consiglio dello starez una sua figlia spirituale, la ricca proprietaria Kluciareff, acquistò la tenuta di Sciamordino, a 12 Km. da Optina. Nel pensiero della pia dama che voleva prendere il velo, questa proprietà doveva assicurare l’avvenire alle sue nipotine, due gemelle orfane. Lo starez Ambrogio si recava sovente a Sciamordino, a vedere la costruzione della nuova casa delle signorine Kluciareff. Costruita con i consigli dello starez, questa nuova casa signorile aveva piuttosto le caratteristiche di un monastero. Le due fanciulle vi si istallarono con alcune donne, fedeli ancelle dei Kluciareff. La loro nonna che abitava a Optina in una casa vicina al monastero si occupava dell’istruzione delle due fanciulle. Per donar loro una buona educazione mondana volle far venire a Sciarnordino una governante francese. Ma lo starez si oppose. Non volendo rattristare la nonna non volle rivelarle la vera causa del suo rifiuto; ma parlò apertamente ad un’amica della famiglia Kluciareff: ” Le piccole non vivranno a lungo – disse – non è alla vita di questo mondo che bisogna prepararle, ma alla vita eterna. Le monache subentreranno loro a Sciamordino e pregheranno per il riposo delle loro anime “. La nonna morì nel 1881 e, due anni dopo, le sue nipoti, figliole e discepole dello starez Ambrogio, morirono insieme di difterite, all’età di dodici anni. Un anno più tardi, nel 1884 una comunità di religiose s’istallava a Sciamordino.

Attirate dalla rinomanza dello starez Ambrogio, direttore spirituale delle monache di Sciamordino, donne di tutte le classi sociali domandarono di entrare nel nuovo Convento. Ben presto il numero delle religiose si elevò a cinquecento. Si dovettero costruire in fretta dei nuovi edifici per alloggiare le suore che affluivano sempre più, per accogliere un ospizio per le donne anziane, un orfanotrofio, una scuola. Lo starez creò a Sciamordino una grande famiglia unita dalla preghiera e dal lavoro. Vi veniva spesso a passare qualche giorno in mezzo alle sue figlie spirituali. I soggiorni prolungati dello starez Ambrogio a Sciamordino, provocarono il malcontento delle autorità religiose. Si fece rilevare allo starez che non doveva privare del suo aiuto i visitatori che venivano sempre più numerosi a Optina. E’ un fatto assai eloquente che dimostra a qual punto l’atteggiamento dell’episcopato nei confronti dello ” starcestvo ” era cambiato dal tempo dello starez Lev. La corrispondenza dello starez Ambrogio fu immensa. Ogni giorno egli riceveva trenta o quaranta lettere. Le disponevano davanti a lui sul pavimento, ed egli col suo bastone, indicava quelle che richiedevano una risposta urgente. Spesso egli conosceva il contenuto di una lettera prima ancora di aprirla. Le persone più disparate richiedevano consigli allo starez. Una giovane artista francese, cattolica romana, gli scrisse da S. Pietroburgo, cercando una consolazione spirituale nel suo dolore: aveva appena perso l’uomo che amava. Per ciascuno, Padre Ambrogio trovava le parole necessarie, quelle che vanno dritte al cuore, che risvegliano la persona umana alla vita spirituale. Se si considera il lavoro quotidiano reso da questo vecchio monaco infermo, il numero delle lettere alle quali egli rispondeva, la quantità dei visitatori che riceveva, trovando ogni volta la risposta giusta, una risoluzione semplice per le situazioni più complicate, ci si rende conto che uno sforzo puramente umano non poteva sopportare questo compito. L’opera dello starez è inconcepibile senza il concorso della grazia divina. Gli increduli, i ” cercatori di Dio ” così numerosi nell’intellighenzia russa verso la fine del secolo scorso, andavano dallo starez Ambrogio la cui sola presenza riaccendeva la loro fede spenta. Un uomo che aveva passato anni a cercare la ” vera religione ” e non l’aveva trovata da Tolstoi, giunse infine ad Optina, ” se non per vedere ” “Ebbene guardate!” gli disse lo starez alzandosi davanti a lui e fissandolo con i suoi occhi pieni di luce. L’uomo si sentì come riscaldato da quello sguardo. E restò molto tempo ad Optina. Un giorno disse allo starez: ” Ho ritrovato la fede! ” Tutte le vie spirituali della Russia al declinare del sec. XIX passano da Optina. Vladimir Solovieff e Dostoievsky vi sono venuti. L’incontro con lo starez non ha lasciato nessuna traccia nell’opera di Solovieff. Questo metafisico il cui pensiero cercava una sintesi cristiana, nel contesto dell’idealismo neopiatonico e tedesco, questo visionario che viveva in una tradizione mistica estranea a quella del cristianesimo, questo utopista preso dall’idea teocratica, era insensibile alla tradizione vivente dell’Ortodossia, alle realtà,storiche della Chiesa russa del suo ternpo. Egli è passato accanto allo “starcestvo” senza dargli importanza. Nel suo “Racconto sull’Anticristo”,  preso da questa angoscia apocalittica, che caratterizzò la fine della sua vita, Solovieff rappresenterà l’Apostolo S. Giovanni, ” testimone ” della Chiesa d’Oriente, che ritorna verso la fine del tempo sotto le sembianze di uno starez russo. La stessa immagine del ” monaco russo ” si presentò allo spirito di Dostojevsky quando volle incarnare nella sua opera l’ideale della santità. Non poteva non pensare al suo incontro con lo starez Ambrogio nel creare il personaggio dello starez Zosima ne ” I fratelli Karamazov”. Tutto l’ambiente esteriore, la descrizione del monastero fino ai minimi dettagli, l’attesa dei visitatori, la scena dell’udienza dallo starez fanno pensare ad Optina. Ma lo starez Zosima non ha quasi niente in comune col padre Ambrogio. E’ una figura assai sbiadita, troppo idealizzata per essere un ritratto dipinto dal vivo. Zosima riproduce piuttosto qualche tratto del carattere di S. Tikon; di fatto Dostoievsky si è servito dagli scritti del Vescovo di Voronez nel redigere ” gli insegnamenti ” dello starez Zosima. Costantin Leontieff, questo grande antagonista di Dostoievsky, affermava che ” I fratelli Karamazov ” non avevano trovato credito a Optina. Questo ” cristianesimo di color rosa ” avrebbe, secondo Leontieff un’impronta di sensibilità malata estranea allo spirito del monachesimo russo. Questa annotazione è giusta in un certo verso: il genio torbido ” dionisiaco ” di Dostoievsky non era fatto per apprezzare la sobrietà spirituale così caratteristica per lo ” starcestvo ” in generale e soprattutto per Optina all’epoca dello starez Ambrogio. Ma d’altra parte, ci si può domandare se lo stesso Leontieff ha mai compreso la tradizione giovannea della spiritualità russa incarnata da S. Serafino di Sarov e dallo starez Ambrogio. In effetti Leontieff cercava altre cose nell’Ortodossia: preso dalla bellezza pagana dell’essere creato, esteta timoroso che il progresso del cristianesimo non portasse all’impoverimento delle forme naturali di vita, Leontieff non poteva desiderare la trasfigurazione della creatura. Nella Chiesa egli cercava unicamente la sua salvezza individuale, un ideale ascetico, delle parole austere sulla morte, sulla vanità di tutte le cose, il timore di Dio che egli potrebbe opporre al suo attaccamento appassionato al cosmo non purificato, alla sua ammirazione davanti alla ” bellezza ingannevole ed accattivante del male “. Nulla di più estraneo allo spirito di. Optina del cristianesimo di Leontieff. Tuttavia, avendo incontrato lo starez Ambrogio, quest’uomo fantasioso e appassionato non volle più lasciarlo: egli passò 15 anni in una piccola casa che si fece costruire nel recinto del monastero. Su consiglio di padre Ambrogio, Constantin Leontieff si fece monaco nel monastero della Trinità e di S. Sergio nel 1890. Altri maestri del pensiero russo hanno sentito l’attrattiva irresistibile di 0ptina. Lev Tolstoj ebbe qualche colloquio con lo starez Ambrogio. Scomunicato, solitario, malato, è ancora ad Optina che egli verrà, in uno slancio d’angoscia, qualche giorno prima di morire, per vagabondare attorno allo ” skit ” senza osare entrarvi…  Strakoff, Rozanoff, quanti altri ancora, in un certo momento della loro vita si sentirono attratti da Optina, portato all’apogeo della fama dallo starez Ambrogio. Il padre Ambrogio era di taglia media ma molto curvo e camminava faticosamente appoggiato ad una canna. Infermo, la maggior parte del tempo restava coricato e riceveva i visitatori semiseduto nel letto.

Di bell’aspetto da giovane, lo starez aveva un viso pensieroso quando restava da solo, ma allegro e animato in presenza d’altri. Questo viso cambiava frequentemente d’espressione: talvolta guardava il suo interlocutore con tenerezza, talvolta iniziava con un riso giovane e comunicativo, oppure chinava la testa ed ascoltava in silenzio ciò che gli veniva detto e restava poi alcuni minuti in meditazione profonda prima di prendere la parola. Gli occhi neri dello starez fissavano colui che ascoltava e sembrava che questo sguardo penetrasse fin nel profondo dell’essere umano cosicché nulla gli potesse rimanere nascosto; da ciò derivava un sentimento di benessere, di calma interiore, di gioia. Sempre affabile e allegro, pieno di buonumore, lo starez Ambrogio aveva la battuta adatta sulle labbra anche nei momenti di strema fatica, verso la fine della sua vita, dopo aver parlato per dodici ore di seguito ai visitatori che venivano nella sua cella. Ogni mattino si preparava al suo compito quotidiano pregando in solitudine: erano i soli momenti nei quali il padre Ambrogio non lasciava entrare nessuno, non volendo che lo si vedesse durante la sua preghiera. Le persone che hanno tentato di rompere questo divieto hanno visto lo starez seduto sul suo letto immerso nell’orazione: il suo viso esprimeva la gioia indicibile, la presenza di Dio era talmente manifesta che i visitatori non osavano restare un minuto di più nella sua cella. Un giorno uno ieromonaco dello skit entrando da padre Ambrogio nell’ora della preghiera vide risplendere il volto dello starez di una luce insopportabile allo sguardo umano. Per evitare ogni manifestazione troppo evidente di santità, lo starez Ambrogio non operava mai guarigioni: egli inviava i malati a un pozzo benedetto dove essi recuperavano la salute dopo un’immersione. Ma i segni miracolosi si moltiplicavano. Un giorno quando la folla si assiepava nel cortile del monastero per ricevere la benedizione dello starez, si udì un tale levare un grido di sorpresa: E’ lui, è lui! ” Avendo scorto l’uomo che gridava, lo starez divenne tanto confuso, ma era troppo tardi per dissimulare il fatto: l’uomo riconobbe nel padre Ambrogio il vecchio che gli era apparso in sogno qualche giorno prima invitandolo a venire ad Optina per ricevere un aiuto efficace nella sua situazione disperata. Un altro caso di apparizione dello starez Ambrogio a una persona che aveva bisogno di lui è ancora più stupefacente. Bisogna dire che lo starez, infermo, non lasciava mai Optina, salvo quando andava a Sciamordino. E’ in questo convento, in mezzo alle sue figlie spirituali che egli passò l’ultimo anno della sua vita.
A quest’epoca un povero gentiluomo di provincia, oppresso da una famiglia numerosa, avendo perso il suo posto d’intendente presso un ricco possidente, ebbe l’idea di andare ad Optina. Egli sperava che lo starez Ambrogio, di cui aveva molto sentito parlare, potesse aiutarlo. Un giorno egli scorse dalla finestra un vecchio monaco pellegrino che passava davanti alla sua casa appoggiato ad un bastone. Secondo la pia usanza dei contadini russi egli fece entrare in casa il vecchio monaco e gli offrì da mangiare; gli raccontò le sue pene e gli espresse il desiderio di recarsi ad Optina. Il vecchio pellegrino disse al suo ospite che il padre Ambrogio si trovava a Sciamordino e gli consigliò di recarsi colà al più presto se voleva trovare lo starez ancora in vita. Il pellegrino stava per uscire, ma la padrona di casa volle si trattenesse fino all’indomani; lo si cercò ma il vecchio era scomparso. Quale fu la sorpresa del povero gentiluomo, a Sciamordino, quando riconobbe nello starez Ambrogio il vecchio pellegrino che aveva accolto in casa sua qualche giorno prima! Si prosternò davanti allo starez, volendo rivelare l’accaduto, lo starez però gli intimò: ” Taci, taci! “, ed aggiunse indicando una dama che si trovava nella folla dei visitatori :” Tu sarai l’intendente delle sue proprietà “.
Venuto a Sciamordino nell’estate del 1890, lo starez Ambrogio cadde malato e dovette restarvi tutto l’inverno. Nella primavera del 1891 egli si sentì un po’ meglio ma una debolezza estrema gli impediva di rientrare a Optina. Continuava a ricevere i visitatori da mattina a sera, benchè la sua voce fosse diventata così debole che a malapena si capiva quello che diceva. I monaci di Optina reclamavano il ritorno dello starez nel suo monastero, si parlava anche di ricondurlo a forza, ma il padre Ambrogio rispondeva che restava a Sciamordino per una volontà espressa di Dio, e che sarebbe morto per strada se lo si riportava ad Optina. Il Vescovo di Kaluga ordinò il ritorno dello starez allo skit. Verso la fine di settembre, il Vescovo manifestò il proposito di andare personalmente a Sciamordino per ridurre all’obbedienza il padre Ambrogio Le suore, preparandosi a ricevere il Vescovo, domandarono allo starez che cosa bisognava cantare durante l’entrata solenne. Lo starez rispose Noi gli canteremo : Alliluia! ‘ ; aggiunse inoltre che aveva l’intenzione d’incontrare il Vescovo in mezzo alla navata – cosa contraria all’usanza-. Lo stato del malato si aggravò. Egli perse totalmente l’udito, di modo che i visitatori che non cessavano di sedersi persino sul suo letto di morte, dovettero scrivere i loro problemi su un grande foglio di carta. A partire dal 6 Ottobre, si attese la fine da un momento all’altro. Lo starez ricevette l’unzione degli infermi e la comunione, assistito dal suo discepolo e successore, il padre Josef di Optina. Era il 9 Ottobre. L’Archimandrita Isacco, abate di Optina, che venne per l’ultima volta a rendere visita al grande starez, pianse a dirotto nel vederlo. All’indomani, il moribondo restò senza muoversi. Il I0 Ottobre alle ore 11,30 dopo la lettura delle preghiere del trapasso, lo starez Ambrogio levò il braccio, fece il segno dalla croce e cessò di respirare. Il suo viso era luminoso, le sue labbra erano atteggiate in un sorriso di gioia profonda. In quel momento il Vescovo di Kaluga lasciava la sua città per recarsi a Sciarnordino. Durante il viaggio, ricevette il telegramma che gli annunciava la morte dello starez. Quando, tre giorni dopo, il prelato fece il suo ingresso nella chiesa di Sciamordino, il coro stava cantando l’Alliluia dell’Ufficio funebre. La bara aperta del padre Ambrogio si trovava nella navata della chiesa. Molto tempo prima della sua malattia lo starez aveva avvertito il padre Josef che la sua spoglia, contrariamente a quelle dei suoi pr”Questo mi capiterà – diceva – perché ho avuto troppa g1oria immeritata nella mia vita”‘. In effetti, all’inizio, un cattivo odore si fece sentire, ma esso disparve progressivamente. Nel giorno del funerale il corpo dello starez emanava un profumo sconvolgente. Più di ottomila persone vennero a rendere omaggio alla salma che restò esposta per quattro giorni. Ciascuno cercava di mettere ‘per un istante sul corpo dello starez un fazzoletto o un panno al fine di conservarlo in seguito come un oggetto sacro. I monasteri di Optina e di Sciamordino si disputavano la sepoltura di padre Ambrogio. Il Santo Sinodo, messo al corrente di questa contesa si pronunciò in favore di Optina. Il 14 Ottobre, sotto una pioggia d’autunno, il corpo dello starez Ambrogio fu trasportato ad Optina. La bara, portata alta sulle spalle, dominava una folla immensa. In tutti i villaggi, il clero e il popolo, venivano ad aggiungersi alla processione con le Icone e gli stendardi. Ci si fermava di tempo in tempo per recitare le Ectenie. Questo corteo funebre rassomigliava sempre più a una traslazione delle Reliquie. Si notò che i grandi ceri che circondavano il feretro non si spensero durante il viaggio nonostante le intemperie. Qualche anno prima della sua morte lo starez Ambrogio aveva fatto dipingere un’Icona della S. Vergine benedicente il grano mietuto. Egli la chiamò “Nostra Signora la Mietitrice” e istituì la sua festa al 15 Ottobre. Questo fu proprio il giorno in cui il suo corpo doveva essere consegnato alla terra. Lo starez Ambrogio fu inumato presso la chiesa del monastero di Optina, vicino al suo Maestro, lo starez Macario. Più tardi una cappella fu costruita sulla sua tomba, dove delle lampade bruciavano perpetuamente davanti alle Icone della Vergine e di S. Ambrogio di Milano, patrono dello Starez. Sulla pietra tombale vennero incise le parole di S.Paolo: ” Io sono stato debole con i deboli, al fine di guadagnare i deboli. Io mi sono fatto tutto a tutti per salvarne in ogni modo qualcuno “.

 

Fonte:  La paternità spirituale in Russia dal XVIII al XIX secolo ” di  W. Lossky e N. Arsenieff – Ed. Spiritualité orientale. Abbazia di Bellefontaine Francia. Trad.  lgùmeno Dimitri (Fantini)

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