Elena Vi. Kolkutina: Nil Sorskij e il suo skit

Di Nil Sorskij sappiamo poco. La sua canonizzazione tarda (come santo locale fu canonizzato, a quanto sembra, solo a metà del XVII secolo) impedì che se ne scrivesse la vita. Nei manoscritti del suo skit incontriamo solo racconti isolati sulla vita e i miracoli che avrebbe compiuto.

L’antico canone in onore del santo, composto verso il 1682, non ci è pervenuto. Le notizie frammentarie sulla partecipazione di Nil ai concili del 1490 e del 1503 non offrono grandi informazioni sul suo pensiero a proposito dei problemi più importanti della vita della chiesa russa.

Questo stato di cose esige la ricerca di nuove fonti di informazione su Nil Sorskij, che tenteremo in questa sede di reperire nella storia del suo skit e, in particolare, nella dedicazione dell’eremo.

Nil visse sulla Sora quasi un quarto di secolo. Con ogni probabilità la prima chiesa fu costruita quand’egli era ancora vivo, e venne dedicata alla Presentazione del Signore al tempioUna missiva del gran principe di Mosca Vasilij Ivanovic, anteriore il 1515, parla dello skit di Nil come della “santa Presentazione”La Storia della vita di san Nilo   racconta come egli stesso avesse ammonticchiato una collina di terra sulla palude, dove poi sarebbe stata eretta la chiesa. Alcuni registri delle chiese dello skit del XVII secolo fanno menzione della cappella sulla tomba dello starec Nil come di una cappella laterale della chiesa della Presentazione (ossia la cappella e la chiesa costituivano un unico complesso). Questo significa che Nil era stato sepolto proprio entro il perimetro della chiesa della Presentazione.

Alcuni ricercatori si sono chiesti per qual motivo Nil avesse consacrato il suo skit alla festa della presentazione al tempio. In effetti i monasteri dedicati alla Presentazione, nella Rus’ del XV secolo, sono una rarità. Il fondamentale dizionario storico-topografico di V. Z. Zverinskij ne menziona due: uno dei due è quello di Nil.

La dedicazione di un monastero rivela sempre qualcosa della ricerca spirituale del suo fondatore e, in qualche caso, delle sue intuizioni: è una chiave per la sua teologia. La chiesa della Trinità, nella lavra della Trinità di san Sergio, è un’eloquente testimonianza della teologia di Sergio di Radonez. La Vita di un altro santo russo, Kirill di Belozero, narra che il santo era solito leggere l’acatisto alla Madre di Dio, e la stessa Madre di Dio gli indicò il luogo in cui egli si sarebbe salvato. Kirill dedicò il suo monastero, fondato sul luogo indicato dalla Madre di Dio, alla festa della Dormizione della Vergine.

Le feste della dedicazione della chiesa di un monastero ne determinano le liturgie peculiari. Un manoscritto dello skit di Nil Sorskij dell’inizio del XVII secolo (GPB. Sof. 1519) contiene le norme dell’ufficio di veglia per la vigilia della festa dello skit. Nella prefazione è detto che le avrebbe stabilite lo stesso Nil. Queste norme prevedono che i versetti (stichiri) per la festa della dedicazione della chiesa, cioè per la Presentazione al tempio (l’altra chiesa dello skit dedicata a Efrem il Siro sarebbe stata costruita alla fine del XVI secolo), vengano cantai in tutti gli uffici di veglia. Nelle feste della Presentazione, della Vergine, nella memoria di Efrem il Siro, ogni sabato da Pastina alla festa della Trinità, il canone della Presentazione al tempio veniva sicuramente letto. La teologia degli stichiri e del canone Si concentra sul fondamentale dogma cristiano dell’incarnazione.

Tra le raccolte del XVI secolo del monastero di Kirill di Belozero ritroviamo la nota Omelia sulla Presentazione del Signore attribuita a Cirillo di Gerusalemme, dove si dice che, nel giorno della Presentazione al tempio, il mistero fino ad allora celato dell’incarnazione fu manifestato al “resto” di Israele e a tutte le genti. Tra i suoi molteplici significati, la festa della Presentazione ha quello di confermare la realtà dell’incarnazione, così come Tommaso credette nel miracolo della resurrezione.

La tradizione vuole che Simeone, traducendo la Bibbia molto tempo prima della nascita di Cristo, avesse dubitato delle parole del profeta Isaia sulla nascita dell’Emmanuele da una vergine (Is 7,14).

   Il giorno della Presentazione, prendendo nelle sue mani Gesù bambino, l’anziano Simeone testimoniò davanti a tutti che il neonato che teneva in braccio era il Signore stesso, l’Unigenito Figlio del Padre che vive con il Padre dall’eternità (secondo l’esegesi della citata omelia)”

Gli stichiri della festa della Presentazione ci dicono che il Signore, che aveva dato un tempo le tavole della legge a Mosè, è ora condotto neonato al tempio di Gerusalemme. Di questo bambino parlarono i profeti dell’Antico Testamento, Isaia, Geremia e Abacuc.

Con la sua professione di fede, come recitano gli stichiri del­la Presentazione, l’anziano Simeone strappò il velo oscuro dell’incredulità che copriva le antiche parole dei profeti e svelò “agli ebrei la non fede dei loro cuori”, profetizzando la futura passione e resurrezione del Salvatore.

La teologia della festa della Presentazione non si limita all’affermazione di una verità di fede, ma vuole smascherarne gli avversari. Sant’Atanasio il Grande, nella sua omelia sulla Presentazione al tempio, afferma che Simeone già nel giorno della Presentazione svelò gli errori dei nemici della chiesa, degli eretici Marcione, Ano, Sabellio, Nestorio. Negli stichiri della festa si avvertono gli echi del serrato conflitto condotto dalla chiesa per la confessione netta della natura umana e divina di Cristo. In uno di questi stichiri leggiamo che il Signore apparve al mondo “non nel pensiero, non in una visione, ma nella verità, perché il Divino si unisse all’umano”. Il modo imperativo utilizzato negli stichiri esorta a “gustare”, e cioè a studiare “le divine Scritture”, poiché in esse noi scopriamo il vero significato dell’incarnazione.

A tutti coloro che cercavano un cammino di salvezza Nil Sorskij consigliava proprio di nutrirsi delle “Scritture divine”, e in esse egli trovava per sé “vita e respiro”. Il consiglio spirituale di Nil doveva suonare particolarmente attuale nella Rus’ della fine del XV secolo, in cui, da Novgorod a Mosca, andava diffondendosi un’eresia che considerava Cristo non il Figlio di Dio, ma semplicemente un uomo. “Come può Dio scendere in terra e nascere da una vergine come uomo?” si chiedevano gli eretici, seminando tra gli ortodossi il dubbio del pensiero razionale. Negando l’incarnazione, gli eretici negavano di conseguenza tutto il complesso della dottrina cristiana e il concilio della chiesa russa del 1490 li chiamò “giudaizzanti”. L’ignoranza diffusa delle “Scritture divine”, a volte anche presso preti e iconografi, contribuiva al radicarsi dell’ere­sia. In questo momento di incertezza e di dubbio per la chiesa ortodossa, Nil dedica il suo skit alla Presentazione del Signore richiamando l’attenzione dei contemporanei sulla teologia della festa.

Nel 1502-1505 il noto iconografo Dionisio affrescava la cattedrale della Natività della Vergine nel monastero di Ferapont. “Il tema fondamentale degli affreschi” come ha notato L. A. Uspenskij, “è l’affermazione dell’ autentica dottrina ortodossa contro le deviazioni degli eretici, enumerate dal concilio del 1490: qui si sottolinea la divinità e l’umanità del Salvatore; un posto particolare occupa la glorificazione della Madre di Dio e dei santi ed è ribadito il valore dei concili ecumenici”. Dionisio lavorò al monastero di Ferapont nello stesso periodo in cui sulle rive della Sora viveva Nil, e non è possibile che non incontrasse lo starec, di cui conosceva la dottrina spirituale e la teologia. E’ così del tutto verosimile la sintonia che nella scelta dei temi e nell’atmosfera spirituale degli affreschi si avverte tra il pittore e lo starec Nil.

Nell’accanita lotta spirituale che la chiesa russa condusse contro l’eresia, compare anche l’opera di Nil. Va detto subito che la fedeltà all’ortodossia restò per Nil il fondamento della via di salvezza.

L’ “Insegnamento” (Predanie) di Nil, diretto ai suoi discepoli, si apre con il simbolo ortodosso di fede. In questo senso offro­no spunti interessanti le correzioni apportate da Nil ai testi delle Vite dei santi. Ovunque si parli della confessione di fede, Nil Sorskij è sempre molto preciso e puntuale a specificare questa fede come ortodossa. Lo dimostra il confronto tra le Vite copiate dalla mano di Nil con le stesse Vite contenute nelle Grandi Let­ture Mensili (Velikie Minei Cetii) del metropolita Macario.

Nella Vita di Simeone Stilita dei Velikie Minei Cetii si legge: “Beato chi mette costantemente la sua fede in Dio”.

Il passo corrispondente in una raccolti del XV secolo prove­niente dalla biblioteca del monastero di Kirill di Belozero suona: “Beato chi crede in Dio e prega ogni giorno”.

Nella medesima Vita redatta da Nil Sorskij, l’insegnamento di Simeone Stilita si precisa: “Beato chi crede in Dio secondo la fede ortodossa e prega ogni giorno con zelo per Dio”.

Un altro esempio. Nella vita di san Saba secondo il testo riportato dalle Letture del metropolita Macario leggiamo che san Saba aveva impiantato un’unica confessione di fede in tutti i monasteri del deserto di Palestina. Nella Vita redatta da Nil Sorskij il testo ancora una volta precisa: san Saba visse secondo la vera fede (pravoverno), insegnò a tutti la vera fede (pravoverie), e perciò in tutti i suoi monasteri vi era  “l’unica ortodossa confessione di fede”. Così in un solo periodo si parla tre volte dell’ortodossia di san Saba.

Nella Vita si parla anche del disordine creato dall’eresia monofisita, sorta dopo il concilio di Calcedonia. Gli abitanti di Gerusalemme affermano risolutamente la loro fedeltà  ai quattro concili ecumenici In una lettera all imperatore bizantino Anastasio (491-518) scrivono: se dovesse essere necessario, verseremo il sangue “per questa santa città”  , cioè Gerusalemme.  A margine del manoscritto di Nil Sorskij c’è una correzione: “per questa santa fede” e cioè: verseremo il sangue per difendere non una città, ma la fede santa.

Trascrivendo i racconti agiografici sulle lotte contro le antiche eresie, Nil Sorskij aveva costantemente presente l’eresia contemporanea. Nelle Vite antiche egli trovò le risposte ai problemi del suo tempo, rafforzate dall’autorità dei padri. E così che l’eresia nestoriana, che non riconosceva la divinità di Cristo, viene detta eresia “giudaizzante” nella Vita di san Saba trascritta da Nil Sorskij (“giudaica in sostanza, poiché non confessa Dio vero il Signore nostro Gesù Cristo e non riconosce la Vergine Madre di Dio”).

Nelle sue raccolte Nil incluse tra le altre le Vite di Teodosio il Cenobiarca, Eutimio il Grande, Saba, Giovanni Damasceno, Teodoro Studita. Sono tutte Vite considerate dagli storici importanti fonti per la storia delle eresie; ci parlano soprattutto della lotta della chiesa per l’affermazione del dogma calcedonese e per la liceità del culto delle icone. Un discepolo di Nil Sorskij, Gurij Tusin, scrisse che l’edizione delle raccolte agiografiche richiese un grande lavoro allo starec Nil. Non fu un caso se il loro valore venne ampiamente riconosciuto dai contemporanei: le Vite redatte da Nil vennero ricopiate nei monasteri di Kirill di Belozero, della Trinità-San Sergio, di Iosif di Volokolamsk.

Si ritiene che secondo Nil lo strumento fondamentale nella lotta all’eresia fosse l’illuminazione spirituale: la conoscenza dei dogmi e della storia della chiesa permette di rinsaldare la fede e distruggere alla radice le eresie.

La dedicazione dello skit, la puntualissima edizione delle Vite sono un eloquente testimonianza del pensiero di Nil Sorskij. Saldamente radicato in tutti i padri, egli fu un confessore altrettanto geloso dell’antica fede ortodossa. È quindi del tutto priva di qualsiasi riscontro fattuale l’opinione diffusa nella storiografia di un atteggiamento liberale di Nil Sorskij  nei confronti degli eretici e del dogma in genere.

 Tratto da A.A.V.V. , Nil Sorskij  e l’esicasmo – ed. QIQAJON COMUNITA’ DI BOSE, a cui rimandiamo per l’approfondimento.

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