Santo e Grande Venerdì – Sinassario

Nel Santo e Grande Venerdì celebriamo le salvifiche e tremende Passioni del nostro Salvatore Gesù Cristo: gli sputi, le percosse sul volto, gli schiaffi, le ingiurie, le derisioni, il manto di porpora, la canna, la spugna, l’aceto, i chiodi, la lancia e, prima di tutto, la croce e la morte, che Egli accettò volontariamente per noi.

Ricordiamo anche la confessione salvifica fatta sulla croce dal ladrone riconoscente, crocifisso insieme con Lui.

Dopo che il Signore fu venduto dal Suo amico e discepolo per trenta monete d’argento, fu condotto dapprima da Anna, il sommo sacerdote. Questi Lo mandò da Caifa, che Lo sputò e Lo colpì sul volto; e mentre Lo scherniva e rideva di Lui, Gli si diceva: «Profetizza, chi è che Ti ha colpito!».

Là vennero anche due falsi testimoni che affermarono che Cristo aveva detto: «Distruggete questo Tempio e in tre giorni lo rialzerò!», e che è Figlio di Dio. Il sommo sacerdote si stracciò le vesti, non potendo sopportare quella che chiamava bestemmia.

Quando si fece giorno Lo condussero nel pretorio da Pilato, ma essi non vi entrarono, dice la Scrittura, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato uscì fuori e chiese loro: Qual è la Sua colpa?

Non trovando in Lui alcuna colpa, Lo mandò da Erode; ed egli Lo rimandò di nuovo a Pilato, poiché anche Pilato si inclinava a metterLo a morte. Pilato disse: «Prendetelo voi e crocifiggetelo, e giudicatelo secondo la vostra legge».

Essi dissero: «A noi non è lecito uccidere nessuno». Con queste parole incitavano Pilato a crocifiggerLo. Pilato domandò a Cristo se fosse il re dei Giudei. Egli confessò di esserlo, ma re eterno: «Il Mio regno – disse – non è di questo mondo!».

Pilato, volendo liberarLo, dichiarò anzitutto di non trovare in Lui alcuna colpa, poi propose di liberare uno dei prigionieri. Ma ai Giudei fu più caro Barabba che Gesù. Pilato Lo consegnò ai Giudei, dopo averLo fatto flagellare.

Fu quindi dato ai soldati, rivestito di un manto rosso, coronato di spine e Gli posero in mano una canna. Fu schernito dai soldati che Gli dicevano: «Salve, re dei Giudei!». Pilato disse ancora: «Non trovo in Lui alcuna colpa di morte». Essi però dissero: «Noi Lo condanniamo perché Si è fatto Figlio di Dio».

Mentre dicevano questo, Gesù taceva. La folla gridò allora a Pilato: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Volevano infliggerGli una morte disonorevole, per cancellare di mezzo a loro il Suo buon ricordo.

Pilato, quasi schernendoli, disse: «Devo crocifiggere il vostro re?». Risposero: «Non abbiamo altro re che Cesare». I Giudei, non riuscendo con le loro accuse, tirarono in causa Cesare, per saziare almeno così la loro furia.

Dissero: «Chiunque si fa re si oppone a Cesare». In quel tempo la moglie di Pilato, turbata dai sogni, mandò a dirgli: «Non avere nulla a che fare con quel Giusto!».

Infatti, a causa di Gesù, aveva molto sofferto durante la notte. Pilato si lavò le mani, rinnegando così la responsabilità del sangue. I Giudei gridarono: «Il Suo sangue su di noi e sui nostri figli! Se liberi costui non sei amico di Cesare!».

Pilato Lo fece legare e, pur sapendo bene che era innocente, Lo condannò alla morte di croce, e liberò Barabba. Vedendo ciò, Giuda gettò le monete d’argento, poi se ne andò e si impiccò.

I soldati Lo colpirono sul volto con la canna e Gli misero sulle spalle la croce. Poi costrinsero Simone di Cirene a portarGli la croce. Giunsero verso l’ora terza al luogo del Cranio e là Lo crocifissero.

Fu crocifisso insieme a due ladroni, per essere annoverato tra i malfattori. Per umiliarLo, i soldati si divisero le Sue vesti; e per la Sua tunica, che era tessuta d’un pezzo e senza cuciture, tirarono a sorte, compiendo grande empietà.

Mentre era sulla croce Lo schernivano dicendo: «Tu che distruggi il Tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva Te stesso!», «Ha salvato altri e non può salvare Se stesso», «Se sei il re d’Israele, scendi ora dalla croce e crederemo in Te!».

Se i Giudei avessero creduto a ciò che dicevano, avrebbero dovuto avvicinarsi a Lui senza alcun dubbio, poiché veramente Cristo era riconosciuto da tutta la creazione non solo come re d’Israele, ma dell’intero universo.

Che cosa significava l’oscurarsi del sole all’ora terza, in pieno giorno? Che cosa il terremoto? Che cosa lo spaccarsi delle rocce, che rimproveravano la durezza del cuore dei Giudei?

Che cosa significava la risurrezione di molti corpi, che manifestava la fede nella risurrezione universale e la potenza di Colui che aveva patito? Che cosa significava lo squarciarsi in due del velo del Tempio, come se anch’esso fosse addolorato per Colui che era stato glorificato in esso e ora pativa? Che cosa significavano le altre meraviglie avvenute, ma non viste?

Dunque all’ora terza, come dice Marco, fu crocifisso. Dall’ora sesta fino alla nona si fece buio. Il centurione Longino, vedendo questi prodigi e soprattutto l’oscurarsi del sole, gridò a gran voce: «Veramente Costui era Figlio di Dio!».

Uno dei ladroni Lo insultava; l’altro invece confessò Cristo come Figlio di Dio. Il Salvatore ricompensò la sua fede e gli promise che sarebbe stato con Lui in paradiso.

Pilato scrisse sulla Croce: «Il re dei Giudei». Benché i Giudei si opponessero, dicendo che Egli si era fatto re dei Giudei, Pilato rispose contro di loro: «Ciò che ho scritto, ho scritto!».

Poi il Salvatore gridò: «Ho sete!». Mischiarono aceto con fiele e Gli diedero da bere. Dicendo: «Tutto è compiuto», chinò il capo e rese lo Spirito. Tutti si allontanarono. Presso la Sua Croce stavano solo Sua Madre e la sorella di Lei, Maria di Cleofa, che Gioacchino aveva dato in sposa a Cleofa, morto senza figli.

C’era anche Giovanni, il Suo discepolo prediletto. I Giudei ingrati, non volendo che i corpi restassero sulla croce, chiesero a Pilato (poiché era il grande giorno della Pasqua ed era Venerdì) di spezzare le gambe ai condannati per farli morire più presto.

Spezzarono le gambe ai due ladroni, poiché erano ancora vivi; ma venuti a Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe.

Uno dei soldati, per compiacere i Giudei ingrati, prese la lancia e trafisse Cristo al costato destro, e subito uscì sangue e acqua; acqua, per mostrare che era uomo; sangue, per mostrare che era più che uomo. Oppure secondo altra spiegazione: sangue a motivo della comunione ai divini misteri, acqua a motivo del battesimo.

Questo vide Giovanni e lo testimoniò, e vera è la sua testimonianza. Egli fu presente a tutto e vide, e ciò che vide scrisse. Se avesse mentito, non avrebbe scritto neppure ciò che sembra disonorevole per il Maestro.

Si dice che Giovanni, essendo presente, raccolse in un vaso il preziosissimo Sangue che sgorgava dal costato vivificante. Dopo questi fatti straordinari, verso sera, Giuseppe d’Arimatea, Suo discepolo che si era nascosto come gli altri, andò con coraggio da Pilato, che conosceva, e chiese il corpo di Gesù.

Pilato gli concesse di prenderLo; e Giuseppe, depostoLo dalla Croce, Lo calò con grande venerazione. Sul far della sera venne anche Nicodemo, portando una mistura preparata da tempo di mirra e aloe.

Lo avvolse in bende, come era usanza dei Giudei, e Lo seppellirono vicino, nel sepolcro scavato nella roccia che apparteneva a Giuseppe, dove nessuno era stato ancora deposto, affinché non si pensasse che un altro fosse risorto quando Cristo risorse.

L’evangelista ricorda la mistura di aloe e mirra: queste spezie avevano proprietà adesive; e furono usate perché non si credesse che il corpo fosse stato rubato, quando avrebbero visto le bende e il sudario lasciati nel sepolcro.

Infatti, come sarebbe stato possibile il furto, dal momento che mirra e aloe facevano aderire le bende al corpo, divenendo come una cosa sola con esso?

Tutti questi fatti mirabili avvennero di Venerdì. Per questo i santi Padri portatori di Dio hanno stabilito che in questo giorno si faccia memoria di tutto ciò con contrizione di cuore e umiltà.

Si deve sapere che il Signore fu crocifisso nel sesto giorno della settimana, cioè il Venerdì, perché alla creazione l’uomo fu fatto nel sesto giorno. Fu crocifisso all’ora sesta, perché in quell’ora, secondo la tradizione, anche Adamo stese le mani e prese il frutto dell’albero proibito e morì. Per questo l’uomo doveva essere ricreato nella stessa ora in cui era stato abbattuto.

Fu crocifisso in un giardino, perché anche Adamo trasgredì nel giardino del paradiso. La bevanda amara che Cristo gustò prefigurava il gusto di Adamo.

Gli schiaffi indicavano la nostra liberazione. Gli sputi e l’oltraggio indicavano il nostro onore ristabilito. La corona di spine indicava la rimozione della maledizione; il manto di porpora, la veste regale in luogo delle tuniche di pelle.

I chiodi indicavano la totale immobilizzazione del nostro peccato. La Croce, l’albero del paradiso. Il costato trafitto prefigurava il fianco di Adamo, dal quale fu tratta Eva, per mezzo della quale venne la trasgressione. La lancia mostra che allontana da me la spada fiammeggiante.

L’acqua del costato è immagine del battesimo. Il sangue e la canna indicano che Cristo ci ha ridonato l’antica patria, scrivendola con lettere rosse. Si dice che nel luogo in cui Cristo fu crocifisso si trovasse il cranio di Adamo.

Il motivo per cui il luogo della crocifissione è chiamato luogo del Cranio è questo: al tempo del diluvio, il cranio di Adamo fu portato allo scoperto dalla terra e vagava privo di carne e abbandonato; era una visione spaventosa per chi lo vedeva.

Salomone, per rispetto verso il progenitore, insieme a tutto l’esercito lo coprì con molte pietre. Per questo da allora quel luogo fu detto «lastricato di pietre». Alcuni santi eletti affermano, secondo la tradizione, che anche Adamo fu sepolto lì da un angelo.

Dunque, dove era il cadavere, là si posò l’Aquila, Cristo, Re eterno. Il nuovo Adamo guarì per mezzo del legno il vecchio Adamo, caduto per mezzo del legno.

Per la Tua misericordia che supera la natura, o Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amen.

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