Gheronda Emilianos Simonopetrita
Attraversiamo il periodo della Grande Quaresima. Guardiamo ogni giorno come un’occasione e un motivo per porre inizio alla vita di preghiera! Allora vedrete quanto sarà facile il digiuno, come le passioni se ne andranno da sole, quanto dolce sarà Dio, come non parlerete più dell’amore di Dio per timore che il vostro cuore si raffreddi, ma lo vivrete soltanto. Vedrete come tutto vi apparirà buono, tutti santi e perfetti. Ma, se non farete queste cose, sarete soltanto degli afflitti, con sembianza di uomini, degni di pianto, perché avrete perduto sia la terra sia il cielo.
Se ancora non ci siamo pentiti, è perché amiamo la nostra forza e non desideriamo che Dio ne prenda possesso. È perché non abbiamo dilatato il nostro cuore, non lo abbiamo conquistato perché sia così. Che cosa diremo, così come siamo? Mi pare che la cosa migliore che possiamo fare, ora che siamo entrati nel Triodion, sia chiedere ai nostri fratelli, agli angeli e ai santi di piangere per noi. Degni siamo soltanto di pianto.
Se tuttavia viviamo l’inferno, l’inferno non è la verità, ma la verità è il paradiso. L’inferno è assenza del paradiso. Se viviamo la nostra tenebra, la nostra amarezza, il nostro dolore, se viviamo tra i nostri rovi, ancora senza pentirci, non è perché la verità sia il nostro peccato, ma perché il nostro peccato è l’assenza della grazia che chiudiamo fuori dal nostro cuore. Non lasciamo che la grazia di Dio giunga fino a noi.
Siamo entrati nel Triodion. Lasciamo, per quanto possiamo, il nostro io fuori dal Triodion. Ciò che ci sembra, ciò che sappiamo, ciò che abbiamo fatto, tutto è falso. Esiste però la verità che hanno vissuto le migliaia di santi verso i quali non osiamo guardare, le miriadi di santi che sono in cielo, e i santi che sono attorno a noi, e noi nemmeno ce ne accorgiamo.
Sia questo periodo della nostra Chiesa il pianto di ciascuno di noi davanti al proprio prossimo, e soprattutto davanti ai santi, la nostra preghiera, la nostra supplica perseverante. Preghiamo con perseveranza, con insistenza, ancora e ancora; supplichiamo i nostri fratelli: piangete voi per me, affinché anch’io pianga per voi, forse, forse riusciremo in qualcosa. I testi liturgici di questo periodo sono straordinari per guidarci alla penitenza.
Digiuno benedetto a tutti!
