Nutrimento per monaci: Tutto l’inferno è dentro di te

Avete una maturità che è la vostra lode e il vostro ornamento, ma siete ancora dei giovani germogli.
Volete una prova chiara? Guardate quanto vi è difficile collaborare tra voi e quanto facilmente cadete in discussioni vane. Senza rendervene conto, potete ferire l’altro, giudicarlo, punzecchiarlo o fargli prediche. Quante volte, quando accade qualcosa, vi sembra che sia l’altro il colpevole!
Ma se ti convinci anche una sola volta che l’altro ha sbagliato in qualche cosa, devi capire da questo che sei ancora un uomo carnale. Anche quando ti infastidiscono certe situazioni e ti ribelli – «oh, questo fuoco; oh, la corrente d’aria; oh, i cani che abbaiano; oh, questa folla di visitatori che è venuta; oh, questa nonna che mi ha telefonato; oh, questa Abbadessa (Igumena) che non mi ha capito; oh, questo servizio o questa sorella che sta accanto a me e continua a fare rumore tanto da svegliarmi» – significa che non hai ancora compreso che tutti gli inferni sono dentro di te, e che da lì escono la muffa e il fetore, da lì esce ogni cosa.

L’uomo che non è pienamente collaborativo, tanto che gli altri lo amino e lo desiderino, non ha ancora cominciato la sua vita spirituale.
Allo stesso modo, l’uomo cui sfuggono parole vane.
Per questo motivo iniziamo la veglia con lo studio spirituale.
Grande importanza ha anche il digiuno, perfino la fame, se la salute ve lo permette.
Ma per tutto ciò occorre anzitutto la benedizione.
Anche se risusciti un morto, anche se parli con gli angeli, il prodigio e la visione senza benedizione sono un’anatema e una maledizione per tutta la tua vita. Nulla può avere legame con Dio se non comincia con la benedizione.
Per quanto grande e spirituale possa sembrare tale impresa, essa è una fossa coperta di belle foglie, che ti invita a stenderti ma nella quale finirai per cadere.
«Ha scavato una fossa», dice il Salmista (Salmo 7,15), ma non i tuoi nemici vi cadranno, bensì tu stesso, che te la sei scavata con le tue mani.

Meglio peccare, purché rimanga la speranza di pentirti, piuttosto che compiere qualcosa di buono e bello senza benedizione.
Tanto più non bisogna fare nient’altro senza benedizione.
Ogni virtù compiuta senza benedizione è sporcizia e cattivo odore, perché in essa si nasconde un camaleonte astuto.
Così pure la preghiera, le prostrazioni, l’ascesi e perfino l’estasi in cui si è rapiti dagli angeli o dalla Madre di Dio al cielo per mostrarti tutte le bellezze del paradiso.

Arhimandrita Emilianos di Simonopetra – Risposte alle monache, pp. 108–109 (tradizione dalla versione rumena)

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