+Atanasio di Limassol: Ecco ora il tempo favorevole, ecco ora il giorno della salvezza

«Ecco ora il tempo favorevole, ecco ora il giorno della salvezza»
(2 Corinzi 6,2)

Il Santo e Grande Digiuno della Santa Quaresima è una splendida e luminosa arena di virtù che la nostra Santa Chiesa apre dinanzi a noi, chiamandoci tutti con grande gioia e con desiderio fervente a entrare in essa, a combattere la buona battaglia e a offrire il nostro tempo in dono a Dio, attraverso la penitenza e lo sforzo spirituale.

«Ecco ora il tempo favorevole, ecco ora il giorno della salvezza», come si ode solennemente durante il vespro. Ora, dunque, è il tempo accetto davanti a Dio, tempo di salvezza e tempo di pentimento.

Il Santo e Grande Digiuno della Quaresima è caratterizzato da questa grazia della penitenza, la quale attira in sé la grazia dello Spirito Santo nel cuore dell’uomo. Per questo motivo, sin dal primo giorno della Santa Quaresima, la Chiesa pone come fondamento tra noi il perdono, e il vespro della vigilia è chiamato Vespro del Perdono. «Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi» (Matteo 6,14), ci dice Cristo. Poiché ogni lotta spirituale necessita della presenza della grazia di Dio, dato che non si tratta di una lotta meramente umana: la lotta del Santo Digiuno non è una semplice dieta corporale che l’uomo osserva per la salute del corpo, solo con la sua forza fisica e con un programma imposto da sé. Il Santo Digiuno ha un altro scopo: quello di far discendere la Grazia nel cuore dell’uomo, di abbandonare il peccato, di mortificare le passioni che uccidono l’anima, di trovare l’illuminazione divina e di orientarsi verso il Regno di Dio.

Così, insieme alle fatiche del corpo, insieme allo sforzo e alla lotta del digiuno, è necessaria la forza e la presenza di Dio. Per questo ci chiediamo reciprocamente perdono, affinché, attraverso il perdono e il pentimento, lo Spirito Santo venga nei nostri cuori e ci apra gli occhi, ci conduca alla consapevolezza della nostra peccaminosità e ci rivolga verso Dio, inducendoci a chiedere la remissione dei nostri peccati.

Se tutta questa lotta non culmina nella richiesta della remissione dei peccati e nello stato benedetto del pentimento, allora, purtroppo, il digiuno rimane sterile. È il pentimento che realmente purifica l’anima dell’uomo e la coltiva, è il sentimento del pentimento, il dolore del cuore, il lamento, le lacrime e tutto il grande sforzo che lo accompagnano. Eppure, i suoi frutti sono dolci, poiché sollevano da noi il pesante giogo del peccato. E ancora una volta ci viene incontro la grazia di Dio, rinnovandoci, alleggerendoci e restituendoci la bellezza primordiale e la bontà dell’immagine divina in noi. Questa è la lotta della Grande Quaresima, la lotta del pentimento.

Il digiuno, le veglie, le numerose funzioni, le prostrazioni, le lunghe stazioni in piedi, le letture, tutto ciò ha lo scopo di penetrare i nostri cuori. Sono come colpi vigorosi che l’uomo infligge al proprio cuore indurito. E questo cuore di pietra, divenuto duro a causa del peccato, che non versa nemmeno una lacrima per i suoi innumerevoli peccati né si addolora per la sua lontananza da Dio, grazie all’opera ascetica della Chiesa si spezza e perde la sua durezza. E da questa frattura scaturiscono le lacrime del pentimento che ci purificano, ci rinnovano e ci illuminano. Se all’inizio esse sono come un fuoco che brucia, in seguito diventano una luce che illumina l’uomo, lo addolcisce e gli fa comprendere che il Signore Cristo è più dolce di ogni dolcezza di questo mondo.

Per questo, entriamo in questa arena con grande buona volontà, e non privi di coraggio. Chi ha paura non riuscirà in nulla, perché il codardo non ha posto nel Regno di Dio, poiché crede che il proprio cammino dipenda dalle sue sole forze, dimenticando la potenza di Dio, dimenticando ciò che diceva l’Apostolo Paolo: «Tutto posso in Colui che mi dà forza» (Filippesi 4,13). Tutto posso fare, ma non da solo, certamente non con le mie forze, bensì con Cristo che mi dona la forza.

Così dobbiamo entrare in questa arena, con gioia, come diceva San Giovanni Crisostomo, e come leoni pieni di vigore e audacia, senza temere né pensare di non riuscire. Dio è con noi, non ci abbandonerà, ci fortificherà. Dona a Dio il tuo buon desiderio e riceverai da Lui la forza per compiere quest’opera della tua salvezza. E non si tratta solo dell’opera del digiuno: se non riusciamo a digiunare secondo le prescrizioni della Chiesa e riceviamo una dispensa, con la benedizione del nostro padre spirituale, a causa di qualche infermità o debolezza fisica, ciò non ha una grande importanza. Questo, infatti, può impedirci di umiliarci e di pentirci? Non serve avere forza fisica, essere giovani e robusti per avere un cuore umile, per non peccare e per avere un cuore contrito. Tutti noi, giovani o anziani, sani o malati, forti o deboli, possiamo avere nel nostro cuore questa grazia del pentimento che nasce interiormente dall’umiltà. Questo è ciò che Dio desidera da noi: il nostro cuore. E lo otterremo solo se ci liberiamo dalle catene delle passioni.

Decidiamoci dunque, in questo tempo benedetto, a impegnarci, insieme all’ascesi corporea del santo digiuno, ancora di più nel pentimento. Cerchiamo lo stato benedetto del pentimento, piangiamo davanti a Dio, cerchiamo Dio stesso. E vedendo quanto Dio ci ha amato e quanto siamo lontani da Lui, soffriamo. Questa nostra lontananza da Dio sia per noi dolore, lacrima, agonia nella preghiera, affinché cerchiamo Dio nostro Padre dentro i nostri cuori. E siamo certi che Dio verrà nei nostri cuori per consolarci e mostrarci il Suo amore e la nostra salvezza.

Nella Chiesa non viviamo di menzogne e utopie, né di una pietà moralistica, ma viviamo l’esperienza di Dio. Dio è presente, e l’uomo è chiamato a vivere Dio come l’esperienza suprema della sua vita, come testimoniano tutti i Santi che hanno vissuto la presenza di Dio. Così saremo veramente cristiani, nei quali il Vangelo ha operato e portato frutto, trasformando la nostra esistenza e facendola diventare tempio dello Spirito Santo e vaso eletto di Dio.

fonte: https://www.pemptousia.ro/2015/02/iata-acum-vreme-bine-primita-iata-acum-ziua-mantuirii/

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