Madre Tecla di Normanby: l’Ingresso al tempio della Madre di Dio

Si spalanchino le porte del Tempio di Dio: perché oggi Gioacchino porta alla gloria il Tempio e il Trono del Re, e consacra come offerta a Dio colei che il Signore ha scelto per essere sua Madre.

La Legge va adempiuta, anche se ancora in modo inconsapevole: nel celebrare la festa dell’ingresso al tempio della Madre di Dio noi rispettiamo questa “sovrapposizione”. Sappiamo bene chi è; sappiamo bene che avrebbe obbedito alla Legge, ma i genitori della Madre di Dio agiscono in buona fede, secondo i precetti della loro religione, e noi conserviamo la verità storica di questo fatto. Il nostro è un approccio concreto e gli eventi di una festa restano eventi; vengono rispettati, lodati e cantati come eventi. È importante che la continuità dal Vecchio al Nuovo non venga interrotta. Tutto fu chiaramente e divinamente prestabilito fin dall’inizio: tutto è compiuto, nulla più deve mutare. La volontà di Dio è attestata dalle Scritture: «Davide profetizzò su di te, o senza macchia, predicendo la tua entrata e la tua consacrazione al tempio».

Come sempre la nostra osservanza ha uno scopo oggettivo. E’ una devozione teologica, anche se la dimensione emotiva può restare coinvolta nella pratica: Zaccaria oggi si rallegra, mentre ti accoglie nel tempio, Madre della Parola di Vita, che Vergine prima della nascita sei rimasta Vergine dopo la nascita. Al contenuto teologico si accompagna sempre il calore, l’affetto e la contentezza della festa. Oggi c’è un motivo di gioia che deve essere celebrato; il dolore di domani non va anticipato. Oggi siamo felici perché la salvezza ci viene incontro: Che i fedeli danzino di gioia, cantando al Signore salmi e inni, e onorino il Tabernacolo santo, l’Arca vivente, che contiene la Parola che non può essere contenuta. Come potremmo spiegare il concetto teologico in modo più preciso e sintetico di queste poche parole? L’immagine dell’arca si riferisce all’Antica Alleanza, che oggi si rinnova nel grembo della Madre del Dio fatto carne.

Siamo di fronte all’eterno paradosso divino: Maria contiene ciò che non può essere contenuto. Ella concepirà, senza seme umano, la Persona illimitata del Dio Vero Uomo. È tutto così immenso, così ben al di là delle nostre capacità di comprensione, eppure tutto così reale. Il culto ci pone degli interrogativi, ma ci chiede soprattutto di partecipare alla gioia della festa. Perché dovremmo andare in ansia se ci assale qualche dubbio? Anche gli angeli del paradiso restarono confusi: Tutte le potenze del paradiso restano attonite, vedendo lo Spirito Santo che prende dimora in te… Soprattutto, ancora una volta, siamo costretti a non dimenticare la realtà dell’evento. Non ci è permesso un approccio timido o di facciata. Non c’è nulla di metaforico, tutto è reale: Oggi la Madre di Dio, Tempio destinato a contenere Dio stesso, viene condotta al tempio del Signore… Oggi la Santa fra i Santi si rallegra grandemente, e il coro degli angeli fa festa misticamente nel cielo. Con loro anche noi celebriamo la festa… Noi non ricordiamo quella festa, ma la celebriamo oggi in compagnia delle schiere celesti. Non siamo mai lasciati soli a noi stessi nel vivere il rito. Siamo insieme agli angeli del cielo, insieme ai santi, anche noi facciamo parte di questa infinita realtà di Comunione.

Anche in questa festa ritroviamo enfatizzato il legame fra l’Antico e il Nuovo Testamento. Il vecchio e il nuovo non sono sullo stesso piano. Non può essere così perché l’Antico Testamento annuncia ciò che si è compiuto pienamente nella Incarnazione del Verbo. Questa è una semplice verità spesso trascurata o non compresa in pienezza. L’Antico Testamento può essere considerato nell’attualità come la luce sul Nuovo. Nei salmi della vigilia e nelle letture dall’Antico Testamento troviamo la promessa del Nuovo, a volte esplicita e a volte solo prefigurata. Nelle tre letture vespertine di questa festa, la prefigurazione dell’evento è sconvolgente. La prima è tratta dal Libro dell’Esodo e annuncia il tema della Vergine prescelta; sarà il tabernacolo che conterrà il bambino, suo stesso Dio. Nell’immagine intravediamo il grembo accogliente di Maria preannunziato dal tabernacolo che contiene l’arca della testimonianza: «una nuvola coprirà l’assemblea e la gloria del Signore riempirà il tabernacolo». La gloria del Signore adombra la pienezza dell’Incarnazione che si compirà. La terza lettura, dal profeta Ezechiele, evoca una interpretazione tipicamente ortodossa delle profezie dell’Antico Testamento a livello figurativo. Qui la visione di Ezechiele è importante come previsione della nascita futura del Signore da una Vergine: Quella porta dovrà restare chiusa, non potrà essere aperta, e nessuno potrà entrarvi; perché il Signore, il Dio di Israele, dovrà entrare, anche se essa resterà chiusa. L’interpretazione allegorica della visione di Ezechiele ci riporta al realismo dell’evento, raccontato come se si svolgesse sotto i nostri occhi: Oggi la Madre di Dio, Tempio destinato a contenere Dio stesso, viene condotta al tempio del Signore.

La parola “oggi” sollecita immediatamente la nostra fede e riafferma l’eternità nell’attimo presente. E poiché è festa grande e poiché la Comunione dei Santi non conosce limiti di tempo, e sempre ci coinvolge, allora «la Santa fra i Santi si rallegra grandemente, e il coro degli angeli fa festa misticamente nel cielo. Con loro anche noi celebriamo la festa». Non siamo semplici spettatori: perché non ci sono barriere di tempo nel culto. Non si tratta di commemorare, ma di vivere l’evento. Questo giorno è l’introduzione alla nostra salvezza: Venite, genti tutte, acclamiamo colei che è senza macchia; colei che fu preannunziata dai profeti e offerta al tempio, Madre predestinata prima di ogni tempo…

Ciò che rende ancor più reale e intima la festa è la costante presenza di Gioacchino e Anna. Essi sono i veri genitori di una bimba in carne e ossa, e hanno tutto il diritto di essere orgogliosi e felici «perché hanno offerto a Dio la loro piccola di tre anni, colei sarà, ora e sempre, Regina senza macchia». È una scena festosa, una scena di gioia familiare, una contentezza semplice che siamo chiamati a condividere. Come potremmo declinare l’invito? Rallegratevi con loro, voi madri; e voi vergini, danzate per la gioia, e voi sterili sentitevi incoraggiate. La Regina di tutti i santi ci ha aperto il Regno dei cieli. Rallegratevi e siate contenti… La mattina della festa veniamo immediatamente riportati ai fondamenti teologici della nostra gioia reverente e fervorosa: «Invochiamo la sua benedizione, perché è la Madre Signore». Nessuna venerazione della Madre di Dio è permessa, al di fuori dell’adorazione del Figlio, sia nei testi liturgici, sia nelle icone.

La continuità del piano divino è costantemente enfatizzata. L’Antico predice il Nuovo. Il Nuovo si perpetua nella storia della salvezza: «Davide il cantore grandemente si rallegra». Nei canoni mattutini l’oggettività trova la sua drammatica espressione nel continuo uso del presente. Il giorno della festa non è un giorno di ricordo affettuoso, non è un giorno lontano, da celebrare per rispettare dogma, ma nel Mistero dell’Eterno è una verità che si compie qui e adesso. La festa del 21 novembre torna ogni anno, ma mai come la precedente; e ogni anno siamo invitati a parteciparvi: Affrettiamoci a celebrare questo giorno insieme alla Madre di Dio, onorandola con i canti, e condividiamo lo spirito della festa. Perché viene portata al tempio come dono a Dio. Maria viene offerta ora, e noi siamo testimoni ora di questo Mistero: Glorioso santuario e offerta santa, oggi la più pura delle Vergini viene consacrata nel tempio di Dio; in un modo che lui solo può comprendere, viene resa luogo e tempio per accogliere il nostro Dio, il Re dei re.

Madre THEKLA, L’Eternità nell’attimo presente. Introduzione alla spiritualità ortodossa,

Milano 1999, 32-37.

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