Intervista a P. Gabriel Bunge

gabriel-bunge-6-284x600-NS. Vi siete convertito all’ortodossia ad un’età molto avanzata. Non è frequente che le tali decisioni siano prese ad una età avanzata. La vostra conversione ha avuto luogo a Mosca, a fine agosto ultimo (2010). Ha suscitato scalpore tra i cattolici. Avete detto che questa decisione l’avete maturata in voi durante tutta la vostra vita. Voi siete un teologo, un patrologo rinomato, un eremita. Raccontateci questa evoluzione.

-GB. Fin dalla mia nascita mi sono imbattuto nel dramma della divisione della cristianità: mio padre era protestante, mia madre cattolica. Sono stato battezzato nella chiesa di Roma. All’età di 21 anni ho deciso di entrare nell’Ordine (monastico) ma mio padre si è opposto. Studiavo allora alla facoltà di filosofia e sono andato a passare due mesi in Grecia con dei colleghi. E’ stato allora che ho incontrato la chiesa ortodossa. Ad Atene ci siamo messi a discutere con gli studenti greci della facoltà di teologia che ci ospitava. Dissi ad uno di loro, diventato in seguito un celebre teologo: ” Mi piace tutto di voi, tutto è bello, eccetto una sola cosa: voi siete separati da noi”. Egli mi rispose: ” No, ti sbagli, siete voi che vi siete separati da noi”. Questa risposta fu per me un vero shock. Appartenevo alla chiesa cattolica, come più di un miliardo di fedeli. Conoscevo i protestanti. Ma avevo incontrato qualche cosa di completamente nuovo. Sapevo che la chiesa greca era stata fondata dall’apostolo Paolo e che non gli si poteva rimproverare di essersi allontanato dalla Chiesa di Roma. Questa conversazione scatenò in me una riflessione. In definitiva mi feci ugualmente monaco in un chiostro benedettino in Germania. Molto presto i fratelli notarono la mia devozione alla tradizione orientale. Il priore, non senza dispiacere perché mi era legato, mi trasferì a Chevetogne, in Belgio, in un monastero benedettino di rito orientale. Le mie riflessioni si approfondivano, leggevo, studiavo la storia della separazione delle Chiese. Solo un ritorno alle nostre radici comuni è in grado di produrre un avvicinamento. La chiesa unita è esistita realmente nel passato e questo durante più di un millennio. In un certo senso esiste sempre perché il periodo dell’unità non è dimenticato. Speriamo di riuscire a ritrovare questo zoccolo comune, ed io non sono al giorno d’oggi il solo a pensarlo. La ragione per il quale ho deciso di diventare ortodosso ad un’età tanto avanzata è triste, è certamente sgradevole agli orecchi dei cattolici. Sono venuto all’amara conclusione che la riconciliazione è completamente impossibile a livello delle strutture e delle gerarchie. Ciò non accadrà mai perché nei secoli l’Oriente e l’Occidente si sono troppo allontanati l’uno dall’altro. Non accuso nessuno perché è difficile identificare dei colpevoli. Si tratta solamente di cose che si sono verificate luogo la storia. Così quando ho preso coscienza dell’impossibilità di riconciliare le Chiese, ho deciso che la sola cosa che mi restava a fare era di convertirmi. È a livello personale che la riconciliazione doveva avvenire. Ho pregato molto, ponderato, ho preso degli appunti. Aspiravo a compiere solamente la volontà di Dio. Ripetevo senza tregua nelle mie preghiere: “Se la Tua volontà è contraria, dammi un segno, perché sei in grado di impedirmi di farlo”. Ci siamo incontrati una volta a Milano con Monsignor Hilarion Alféev. L’ho fatto partecipe dei miei pensieri. Ero per me un ballon d’essai, volevo vedere la sua reazione. Mi sono detto che la volontà di Dio si sarebbe manifestata. Poi si è verificato quello che lei sa: eccomi con voi, in Russia, e felice di essere qua.

NS. Intanto i siti e la stampa cattolici dicono di voi che siete un traditore.

GB. Gloria a Dio, non consulto internet e dunque non so ciò che dicono le persone. Non mi interessa per niente. Per ingenuità ero certo che questo avvenimento sarebbe passato inosservato, ma è stato completamente diverso. È 50 anni che ho emesso i voti e 30 che vivo isolato in una skiti. Il mondo intero era contro me quando ho voluto diventare monaco: mio padre, che era uno scienziato molto conosciuto, tutti i miei amici di infanzia e di gioventù, tutto erano contro me, nessuno mi ha sostenuto. Ad eccezione del mio direttore spirituale, uno staretz, igumeno di un monastero. Spesso non bisogna aspettarsi un’approvazione unanime quando si prendono delle decisioni molto importanti. Non immaginavo diventando ortodosso di suscitare reazioni tanto virulente. Non ho niente, l’ho già detto, contro i cattolici. Semplicemente, credo nella Chiesa, una, santa, cattolica ed apostolica. Il Cristo renderà la sua unità alla Chiesa, e ciò non possiamo farlo da noi stessi. Ciò che è accaduto con me è una sorta di premonizione di ciò che accadrà in un altro mondo.

NS. Trent’ anni fa avete lasciato il vostro monastero per andare a vivere come eremita nelle Alpi svizzere. Come vedete il vostro avvenire?gabriel bunghe

GB. Ho visto in Russia parecchi luoghi dove sarei restato con piacere. Penso al monastero di Valaam. I monaci mi hanno accolto come un fratello. Ho trascorso un giorno con gli eremiti. Sentivo di avere trovato ciò che avevo cercato durante tutta la mia vita. Ma sono ritornato nella mia skiti in Svizzera.

 –NS. Se aveste deciso di cambiare luogo, che sarebbe stato dei vostri figli spirituali? Chi si sarebbe preso cura di loro?

GB. Non ho un gregge nel senso proprio della parola. Ricevo molti visitatori nella mia skiti, vengono a confessarsi o a parlare con me. Non ho verso loro una responsabilità pastorale. Tuttavia mi allontano raramente dalla skiti.

NS. Tuttavia la vostra decisione sarà percepita come qualcosa di molto grave per quelli che venivano da voi?

GB. Sì, probabilmente. Ma non ho fatto mai mistero delle mie convinzioni. Una metà almeno di queste persone diranno: “ce lo aspettavamo da molto tempo”. Due vescovi ortodossi che conoscevo da prima mi hanno incontrato recentemente in Russia e mi hanno detto: “Siete sempre stato uno dei nostri. Adesso ci comunichiamo allo stesso calice”. Che è precisamente ciò a cui aspiravo. In tutti i miei libri ho tradotto e commentato dei testi tutti risalenti al primo millennio, vale a dire a prima della separazione delle Chiese. Benedetto XVI conosce bene l’ortodossia e vi fa spesso riferimento. Purtroppo spesso predica nel deserto. In una dei suoi interventi risalenti agli anni settanta il futuro papa aveva detto che se le Chiese si fossero unite Roma non avrebbe avuto diritto di chiedere più di ciò che aveva nel primo millenario. Ciò sarebbe stato sufficiente per mantenere l’unità. Un ortodosso, come me per esempio, dovrebbe rispondere: “Benissimo, ritorniamo allora alla condizione del primo millennio”. Ma non credo che oggi sia possibile. La chiesa cattolica è diffusa nel mondo, ma non è la stessa in America, in Africa ed in Europa. Esiste in seno a questa Chiesa delle tendenze diverse, talvolta contraddittorie, che non comunicano tra loro. Così alcuni accetterebbero questo ritorno al primo millennio, mentre altri lo rifiuterebbero.

gabriel bunghe 1NS. Voi sostenete che gli ortodossi sono più buoni nei riguardi e nelle relazioni con i cattolici che non il contrario.

 –GB. Quando nel 1961 sono andato in Grecia i miei professori dell’università di Bonn mi avevano avvertito di non entrare in contatto con gli ortodossi: “Sono degli scismatici, non avere nessuno contatto con loro”. Così ho fatto del mio miglioramento per non compromettermi. Ma dovete sapere che nessuno ortodosso inciterà mai un cattolico a comunicarsi con lui. Uno starez ortodosso venne a trovarmi all’uscita di una liturgia, io stavo in fondo alla chiesa, e mi mise nella mano una briciola di antidoron. Mentre oggi si vedono dei cattolici cacciati delle parrocchie ortodosse. È il Vaticano II che ha cambiato tutto. La chiesa cattolica ha proclamato allora una politica di apertura verso il mondo intero, non solo verso l’ortodossia. I cattolici si mostrano molto amichevoli con noi. A Lugano, la mia città, la comunità ortodossa celebra la Pasqua nella cattedrale cattolica perché la sua parrocchia non potrebbe contenere tutti i fedeli. In quasi ogni focolare cattolico in Svizzera o in Francia si possono vedere delle icone. Tutti ascoltano dei canti religiosi ortodossi. L’essenziale è che Vaticano II è stato seguito da un periodo di secolarizzazione della società. Si potrebbe parlare di una “protestantizzazione” del cattolicesimo. È precisamente questo spirito protestante che spaventata gli ortodossi. È questa tendenza in seno alla chiesa di Roma che è all’origine del cambiamento d’atteggiamento degli ortodossi. Ho assistito a questo cambio d’atteggiamento. E tuttavia, non sono così vecchio. Le relazioni tra le due Chiese sono cambiato spesso nel tempo. Ci sono state delle epoche di ” coesistenza pacifica” seguite dai periodi di attivo proselitismo da parte dei cattolici. Gli ortodossi reagiscono con un atteggiamento difensivo. È un tipo di movimento a pendolo. Ma è solamente dall’Alto che ci verrà risposta.

http://www.egliserusse.eu/blogdiscussion/Hieromoine-Gabriel-Bunge-La-reconciliat\ ion-des-Eglises-une-vision-personnelle_a1386.html La rivista “Neskoutchny Sad” (giornalista Anna Paltcheva) ha ottenuto un colloquio col padre Gabriele Bunge.

Traduzione: Adriano Frinchi

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