San Basilio il Grande: Sulla perfezione della vita dei monaci

(Epistola 22)

1. 1. Numerose sono le cose che determina la Scrittura divinamente ispirata e che devono essere compiute da coloro che hanno lo zelo di piacere a Dio; ma per il momento è soltanto a proposito di quelle che sono state sollevate da voi che io risponderò, nel modo che ho appreso dalla Scrittura ispirata medesima. 2. Sono stato inevitabilmente indotto a non tracciare che un breve promemoria; su ciascun punto ho lasciato implicita la testimonianza, facile da reperire, affidando l’identificazione a quelli che sono assidui nella lettura: costoro saranno competenti a ricordarla anche agli altri.
2. 1. Bisogna che il cristiano abbia sentimenti degni della sua vocazione celeste e si comporti in maniera degna del Vangelo di Cristo. 2. Non bisogna che il cristiano si lasci distrarre né sviare da alcunché dalla memoria di Dio e dei suoi voleri e giudizi. 3. Bisogna che il cristiano, andando al di là delle giustificazioni legali, né giuri né menta in alcun modo.
3. 1. Non bisogna bestemmiare. 2. Non bisogna proferire insulti. 3. Non bisogna lottare. 4. Non bisogna vendicarsi. 5. Non bisogna rendere male per male. 6. Non bisogna adirarsi. 7. Bisogna essere tolleranti, sopportando qualunque cosa, e rimproverare chi è responsabile di una ingiustizia, ma al momento opportuno, non certo nella passione della propria vendetta personale, ma nel desiderio ardente della correzione fraterna, secondo il precetto del Signore. 8. Non bisogna mai, contro un fratello assente, dire qualche cosa allo scopo di screditarlo, il che è maldicenza, anche se le cose dette fossero vere. 9. Bisogna allontanarsi da chi sparla di un fratello. 10. Non bisogna proferire delle facezie. 11. Non bisogna ridere, né tollerare chi buffoneggia. 12. Non bisogna dire parole vane, né alcunché che non vada a edificazione degli uditori, o a una necessità consentita da Dio; così anche quelli che lavorano devono sforzarsi, nella misura del possibile, di lavorare in silenzio; quanto alle buone parole medesime, le rivolgano solamente a coloro ai quali è stato affidato, in seguito a esame, il compito di dispensare la parola per l’edificazione della fede, in modo che non sia rattristato lo Spirito Santo di Dio. 13. Non bisogna che qualcuno di quelli che sopraggiungono si permetta di accostarsi a uno dei fratelli e di conversare con lui, prima che quelli che sono stati preposti alla responsabilità della disciplina generale esaminino come la cosa piace a Dio, per l’utilità comune.
4. 1. Non bisogna essere schiavi del vino, né lasciarsi andare alla passione per le carni, né in generale ricercare il piacere in alcun cibo o bevanda: poiché l’atleta mantiene in tutto la temperanza. 2. Niente deve, tra le cose date in uso a ciascuno, essere considerato come una proprietà né tenuto in serbo; tuttavia, considerando tutto come proprietà del Signore, bisogna avere cura di non trascurare nessuna delle cose che siano state eventualmente gettate via o abbandonate. 3. Non bisogna che alcuno sia padrone di se stesso; in ogni cosa bisogna sentirsi e agire come consegnato da Dio al servizio di quelli che sono con lui un’anima sola, ciascuno mantenendo tuttavia il proprio posto. 4. Non bisogna mai brontolare, né a causa della ristrettezza delle risorse indispensabili, né a motivo dei lavori faticosi; sono quelli che sono stati preposti all’autorità in questi campì che devono decidere caso per caso.
5. 1. Non bisogna che si verifichi mai alcun clamore, né altra attitudine o gesto in cui si manifesti collera o distrazione, estranee alla piena coscienza della presenza di Dio. 2. Bisogna regolare la voce sulle necessità. 3. Non bisogna mai dare una risposta o agire con arroganza o disprezzo, ma in ogni circostanza mostrare dolcezza e rispetto nei riguardi di tutti. 4. Non bisogna ammiccare con furberia, né fare uso di alcun’altra attitudine o gesto delle membra che possa rattristare il fratello o esprimere disprezzo.
6. 1. Non bisogna pavoneggiarsi in vesti o in calzature, è frivolezza. 2. Bisogna servirsi di cose semplici, quelle che rispondono alle necessità del corpo. 3. Non bisogna spendere nulla al di là del bisogno e per magnificenza, è uso abusivo. 4. Non bisogna ricercare onore né disputare i primi posti. 5. Bisogna che ciascuno preferisca tutti gli altri a se stesso. 6. Non bisogna essere insubordinato. 7. Non bisogna che, senza fare nulla, mangi chi può lavorare; anzi, chi è occupato in una delle opere eccezionali deve ancora farsi violenza, per la gloria di Cristo, con lo zelo di compiere un lavoro secondo le sue forze. 8. Bisogna che ciascuno, con l’approvazione dei superiori, faccia tutto con intelligenza e piena coscienza, compreso mangiare e bere, nell’intenzione della gloria di Dio. 9. Non bisogna passare da un lavoro a un altro senza l’approvazione di coloro che sono preposti a decidere le questioni di questo genere, a meno che il caso o una necessità inevitabile non chiami improvvisamente qualcuno in aiuto di un altro che non sia in grado di svolgere il proprio compito. 10. Bisogna che ciascuno rimanga là dove è stato messo, senza entrare nelle cose che non gli sono state comandate oltrepassando i propri limiti, a meno che coloro ai quali queste cose sono affidate non riconoscano che qualcuno ha bisogno di aiuto. 11. Non bisogna che qualcuno che viene da un laboratorio sia trovato in un altro.
7. 1. Non bisogna fare nulla per rivalità o contesa nei confronti di qualcuno. 2. Non bisogna provare invidia per la buona reputazione di altri, né godere dell’inferiorità di qualcuno. 3. Bisogna, nell’amore di Cristo, rattristarsi e mostrare contrizione per l’inferiorità del fratello, al contrario rallegrarsi delle sue buone azioni. 4. Non bisogna considerare con indifferenza i peccatori, né serbare il silenzio a loro riguardo. 5. Bisogna che chi corregge lo faccia con una tenerezza totale, nel timore di Dio, allo scopo di convertire il peccatore. 6. Bisogna che chi subisce correzione o biasimo riceva il rimprovero di buon animo, riconoscendo che esso va a suo vantaggio. 7. Non bisogna, quando qualcuno viene accusato, che un altro, in sua presenza o di fronte ad altri, contraddica l’accusatore. Ma se veramente l’accusa sembrasse a volte irragionevole a qualcuno, è in privato che si deve discutere con l’accusatore e convincerlo oppure lasciarsi convincere. 8. Bisogna che ciascuno, come può, guarisca chi ha qualcosa contro di lui. 9. Non bisogna serbare rancore al peccatore pentito, ma perdonargli di tutto cuore. 10. Bisogna che chi dice di pentirsi di un peccato non soltanto sia contrito per il male che ha fatto, ma produca anche frutti degni della penitenza. 11. Colui che è stato corretto per i primi peccati ed è stato giudicato degno di perdono, se pecca di nuovo si prepara un giudizio d’ira peggiore del primo. 12. Bisogna, dopo un primo e un secondo ammonimento, che quello che persevera nella sua inferiorità venga segnalato al superiore, nella speranza che provi vergogna a essere biasimato dai più. Ma qualora non si corregga neppure così, bisogna che, in quanto oggetto di scandalo, sia ormai tagliato via e che venga considerato come un pagano e un pubblicano, per la sicurezza di quelli che operano lo zelo dell’ubbidienza, secondo quanto è detto: «Quando gli empi cadono, i giusti divengono pieni di timore». Ma bisogna anche piangere su di lui, come quando un membro viene amputato dal corpo. 13. Non bisogna che il sole tramonti sulla collera di un fratello, per evitare che la notte ponga una distanza tra i due e lasci dietro di sé, nel giorno del giudizio, un’accusa inesorabile. 14. Non bisogna mai aspettare un’occasione favorevole per la propria correzione, poiché non esiste sicurezza del domani: molti infatti, che avevano fatto molti progetti, non hanno potuto arrivare al domani.
8. 1. Non bisogna lasciarsi sedurre dalla soddisfazione del ventre, da cui si ingenerano le illusioni notturne. 2. Non bisogna lasciarsi indurre a un lavoro eccessivo, né superare i limiti dell’autosufficienza, secondo l’Apostolo che ha detto: «Quando abbiamo nutrimento e vestiario, noi siamo soddisfatti», poiché l’abbondanza al di là del bisogno offre una immagine di avidità, e l’avidità merita la sentenza di idolatria. 3. Non bisogna avere l’amore del denaro, né tesaurizzare ciò che non si deve per delle cose inutili. 4. Bisogna che chi si avvicina a Dio abbracci la povertà in ogni cosa e sia preso dal timore di Dio, secondo colui che ha detto: «Prendi del tuo timore le mie carni, poiché a causa dei tuoi giudizi io sono nel timore».
9. Conceda dunque il Signore che voi, che avete accolto con totale convinzione le parole dette qui, per la gloria di Dio mostriate frutti degni dello Spirito, con la benevolenza di Dio e il concorso del Signore nostro Gesù Cristo. Amen.

Trad. di M. Forlin Petrucco

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