Quanto dura davvero il servizio con le letture del Typikon?

In seguito alla pubblicazione riguardante le letture previste dal Typikon, tra i lettori è sorta una domanda: quanto durerà la celebrazione se vi si aggiungono anche queste letture? La risposta si articola in più parti.

1. L’estensione delle letture

Il corpus delle letture tipiconali può essere suddiviso in due componenti: ciò che il Typikon prescrive come obbligatorio e ciò che può variare.

Quotidianamente, è obbligatoria soltanto la prima sezione del Prologo del giorno corrente, cioè il brano tratto dal Sinassario di Costantinopoli (e, se il Prologo è in versi, ossia preceduto da strofe poetiche che evocano la maggior parte delle memorie del giorno, si devono leggere anche tali versi – tra l’altro, nella tradizione greca essi sono confluiti nel Mineo e nella prassi contemporanea vengono tuttora letti ovunque, ma soltanto essi, senza gli articoli successivi del Sinassario).

Nel periodo canoro del Triodion quaresimale e del Triodion fiorito (Pentecostarion), in determinati giorni particolari, agli articoli del Prologo devono aggiungersi note storico-liturgiche su tali giorni, redatte da Niceforo Callisto Xantopulo. Poiché il Prologo segue il calendario solare (è cioè ordinato per date fisse), mentre il ciclo del Triodion è mobile, queste note supplementari sono state infine inserite nei Triodion stessi (i cosiddetti “sinassari del Triodion”).

A differenza degli uffici feriali, nelle grandi feste e nelle memorie più importanti, il Typikon indica ulteriori testi obbligatori, per esempio: la Vita di santa Maria Egiziaca, composta da Sofronio di Gerusalemme (giovedì della quinta settimana di Quaresima); la Vita di san Saba il Santificato, scritta da Cirillo di Scitopoli (il 5/18 dicembre); il Libro degli Atti dei santi Apostoli e l’Omelia sulla sepoltura divino-umana del Signore nostro Gesù Cristo, attribuita a Epifanio di Salamina (la sera del Sabato Santo); l’Omelia 45, Sulla santa Pasqua, di Gregorio di Nazianzo e l’Omelia catechetica nel santo e luminoso giorno della Risurrezione, attribuita a Giovanni Crisostomo (al mattutino pasquale), e così via.

Le altre letture non sono rigidamente determinate. Il Typikon prescrive, ad esempio, la lettura del Vangelo commentato, ma non ne specifica l’esatta quantità. Pertanto, le letture possono variare nella selezione: si può leggere molto, oppure poco. Un anno si può leggere una metà della Scala, un altro anno la seconda metà, oppure leggerla interamente. Anche gli articoli aggiuntivi del Prologo possono essere letti tutti o solo in parte, e così via.

2. La vita monastica nella Grande Quaresima

Negli antichi monasteri — ad esempio nello Monastero di Studion — la vita monastica durante la Quaresima, per quanto riguarda le occupazioni materiali, si riduceva in misura considerevole. Tutto il tempo disponibile in questo periodo dell’anno liturgico era dedicato al culto e alla preghiera e lettura personale in cella.

La maggior parte delle obbedienze veniva sospesa, mentre rimanevano solo le più necessarie, come la preparazione del cibo. Anche queste erano ridotte al minimo, poiché la quantità del cibo diminuiva, la sua composizione diventava molto semplice e, nei giorni feriali di Quaresima, nel monastero di Studion il pasto era previsto solo la sera (mentre secondo l’attuale Typikon gerosolimitano alcuni giorni quaresimali sono del tutto privi di pasto).

Il monastero veniva addirittura chiuso per l’intero periodo della Quaresima: senza grave necessità non si permetteva né l’ingresso né l’uscita.

Liberatisi, per quanto possibile, da ogni altra preoccupazione, i monaci si immergevano completamente nel culto, che veniva intenzionalmente prolungato. Tracce di ciò rimangono anche nel Typikon oggi in uso: nella liturgia quaresimale aumentano le ripetizioni (per esempio «Bene è confessare» al mattutino), si aggiungono elementi supplementari (come «Salva, o Dio» prima del canone del mattutino), e i canti stessi vengono eseguiti con melodie più melismatiche («con dolce canto»: cfr. le indicazioni sulle Beatitudini alla Compieta, «Dio è con noi» e i tropari dello stesso ufficio). In tale contesto, la presenza delle letture prescritte dal Typicon non poteva che essere accolta favorevolmente.

3. La collocazione delle funzioni nel ciclo quotidiano

Infine, bisogna comprendere che il ciclo monastico quotidiano delle funzioni — al quale anche il nostro culto si conforma — si fondava sull’ordine di vita seguito dagli antichi monaci:

* sveglia verso le tre del mattino (secondo il calendario moderno);
* riunione in chiesa fino all’alba (Mattutino, la funzione più lunga; è qui che avviene la maggior parte delle letture del Typicon);
* all’alba (che consentiva una lettura scorrevole) — un paio d’ore di lettura personale;
* quindi nuova riunione in chiesa (Ore e, se previsto, Divina Liturgia; la presenza della Liturgia comportava il pranzo, la sua assenza anche l’assenza del pasto);
* lavoro e obbedienze;
* verso le tre del pomeriggio — di nuovo riunione in chiesa (Vespri), seguiti dalla cena; dopo cena o l’ultima riunione in chiesa (Compieta), oppure la recita della compieta in cella;
* infine, prima del sonno, un ulteriore tempo di preghiera personale in cella (da cui hanno origine la seconda parte della Grande Compieta, la conclusione della sua terza parte e l’Ufficio di mezzanotte).

I dettagli potevano variare da monastero a monastero (per esempio: nello Studion, le Ore terza, sesta e nona venivano celebrate separatamente, aumentando il numero delle riunioni; in molti giorni era concesso recitarle in cella, e nelle feste venivano talvolta omesse), ma il quadro generale era sostanzialmente questo.

Oggi un simile ordine di vita è osservato soltanto sul Monte Athos e in alcuni monasteri particolarmente rigorosi. Anche lì, tuttavia, esso è in parte semplificato: ad esempio, la pausa tra Mattutino e Ore con Liturgia è prevista solo in alcune comunità athonite.

Tuttavia, è proprio a tale schema che il Typikon si attiene nella distribuzione delle funzioni quaresimali nel corso della giornata: il Mattutino con la Prima Ora devono iniziare di notte e concludersi all’alba, dopo di che, «uscendo dalla chiesa, andiamo in silenzio nelle nostre celle o al servizio [alle obbedienze], e non ci è lecito conversare tra noi nel monastero o lungo il cammino, poiché ciò è stato vietato dai santi Padri» (Typikon).

Dopo un paio d’ore, nuova celebrazione in chiesa: Terza e Sesta Ora. Segue un’altra pausa fino al tardo pomeriggio, e solo allora la Nona Ora, l’Ufficio dei Salmi tipici e i Vespri. Dopo i vespri, a partire dal mercoledì della prima settimana, cena (che il lunedì e martedì di quella settimana non è affatto prevista). E prima del riposo notturno la Grande Compieta.

Nella prassi russa, invece, durante la prima settimana, solo la compieta occupa il posto previsto; il Mattutino viene iniziato quattro o cinque ore più tardi rispetto al tempo stabilito dal Typikon, e poi senza interruzione si cantano Terza, Sesta e Nona Ora con le i Salmi tipici e i vespri.

Naturalmente, una tale celebrazione, composta in realtà da tre diverse assemblee liturgiche proprie di momenti distinti della giornata, risulta già di per sé molto lunga; aggiungervi anche le letture previste dal Typicon può sembrare eccessivo.

Ciò non toglie, tuttavia, che le letture del Typicon costituiscano autentici classici della letteratura spirituale ortodossa, e che quelle specificamente assegnate alle feste rappresentino una parte essenziale degli uffici festivi, perciò conoscerle è senza dubbio di grande utilità.

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