Nel 1802, nella famiglia di Pavel e Pelagia Miroshničenko, nacque un figlio che fu chiamato Giovanni. I genitori provenivano dai cittadini del borgo di Krjukov, nel distretto di Kremenčug della provincia di Poltava. La famiglia viveva in povertà e non poté offrire al giovane una buona istruzione. L’unica cosa che egli apprese fu la lettura, studiando sul Salterio e sul Libro delle Ore, come la maggior parte dei bambini della sua condizione. Dotato dal Signore di ricchi doni intellettuali e di una memoria tenace, fin dall’infanzia amò la lettura dei libri, in particolare quelli religiosi e morali.

Essendo molto devoto sin dalla giovane età, Giovanni frequentava spesso i monasteri e inizialmente si stabilì come novizio presso il venerabile Serafino di Sarov, celebre asceta del XIX secolo. Presso di lui rimase otto anni, durante i quali apprese la preghiera interiore del cuore, ponendo così le fondamenta della sua vita spirituale. Fu proprio san Serafino a inviarlo dai discepoli di Paisij Veličkovskij, benedicendolo a recarsi al monastero di Beloberežskaja, presso Brjansk, dove entrò come novizio nel 1836.

Nel 1843 Giovanni ricevette la tonsura monastica con il nome di Giona, e nel 1845 fu ordinato ierodiacono. Conducendo una vita di severi digiuni e astinenza, in costante preghiera e meditazione divina, Giona raggiunse un alto grado di raccoglimento interiore e di vigilanza sulla propria vita spirituale. In questo periodo ricevette una particolare visione che segnò profondamente il corso della sua vita: comprese come volontà della Provvidenza il compito di fondare un nuovo monastero sulle rive del Dnepr. Decise pertanto di recarsi a Kiev.
Nel 1851 fu accolto dal santo metropolita Filarete di Kiev, che lo fece trasferire al monastero Nikol’skij. Nel 1858 fu ordinato ieromonaco e nel 1860 trasferito al monastero di Kiev-Vydubyči, sulle pittoresche colline di Kiev chiamate Zverinec. Già in questo periodo padre Giona si distingueva per esperienza spirituale e vita pia, e molti abitanti di Kiev ricorrevano a lui per ricevere consiglio e direzione spirituale.

Il 1º marzo 1861, uscendo sul portico della sua cella, padre Giona vide sulla collina uno splendore simile a fuoco. Spaventato, corse a salvare i confratelli, ma avvicinandosi notò che le fiamme che avvolgevano la cella fraterna non arrecavano alcun danno. La cella era intatta e, accanto ad essa, in una colonna di fuoco, vide la Madre di Dio con una schiera di santi. La Sovrana gli toccò il capo e annunciò di essere venuta a visitare quel luogo, dall’antichità prescelto dal Figlio Suo:
«La Mia grazia dimorerà qui per sempre. Non cesserò mai di visitare questo luogo, e molti qui si salveranno. Molti verranno in questo monastero: accoglili tutti, senza disprezzare nessuno; tutti sono figli di Dio».
Dopo queste parole la Sovrana divenne invisibile, mentre sulla neve rimasero le impronte dei Suoi purissimi piedi. Il 9 marzo 1862, il luogo sopra Vydubyči si illuminò nuovamente di fuoco, e padre Giona vide ancora la Madre di Dio nella colonna di fuoco inestinguibile, circondata dalla schiera dei santi. Confermandolo nell’obbedienza alla volontà divina per la fondazione del monastero, Ella disse che egli era soltanto «un rastrello, una scure, uno strumento scelto dal Signore per opere mirabili e sante». Così la stessa Madre di Dio scelse il Suo servo per la fondazione della nuova comunità.
Tra le sue numerose figlie spirituali vi era la principessa Vasil’čikova, consorte del governatore generale di Kiev, che sostenne largamente la costruzione del monastero della Santa Trinità. Nel 1867 fu edificata una chiesa lignea dedicata alla Santissima Trinità, sostituita nel 1871 da un ampio e magnifico tempio in pietra. La principessa donò al monastero una tenuta di 55 deciatine di terra presso Kiev. Da allora il nuovo monastero divenne gradualmente un importante centro monastico e agricolo, grazie a donazioni e acquisizioni, dove i monaci conducevano un’economia esemplare. Nell’agosto 1872 padre Giona fu elevato al rango di igumeno.

Il venerabile Giona divenne noto in tutto l’Impero Russo: da ogni regione accorrevano persone per ricevere il suo consiglio e la sua benedizione. Durante la sua lunga e faticosa vita terrena, lo starec fu ritenuto degno di molte visioni, di doni di chiaroveggenza e di guarigioni.
Nel gennaio 1886, con decreto del Santo Sinodo, padre Giona fu nominato superiore del monastero Spaso-Preobraženskij di Mežigorje, con elevazione al rango di archimandrita.

Nella primavera del 1897 padre Giona si ammalò gravemente. Tutti pensavano che lo starec fosse prossimo alla morte e vennero a congedarsi da lui. Ma nella notte del 23 aprile 1897, verso le quattro del mattino, mentre giaceva nella sua cella, gli apparve una figura luminosa che lo benedisse con il segno della croce e disse:
«Il Signore ti concede salute, aiuto, protezione e la Sua grazia divina, affinché tu Lo serva nella Sua santa Chiesa. Ecco la croce che hai edificato e portato a compimento; ed ecco un’altra croce che hai iniziato e che devi completare con la stessa cura. Quando avrai terminato la seconda croce, il Signore ti chiamerà a Sé. Alzati, serviLo e lavoraGli».
Dopo questa apparizione, con vigore davvero giovanile, lo starec — ormai novantottenne — completò la costruzione di un grande edificio in pietra, raccogliendo centomila rubli per la sua edificazione, e successivamente altri duecentomila rubli per il campanile, ottenendo anche l’approvazione del progetto da parte dello Zar.
Con il passare del tempo, tuttavia, la sua salute si indebolì sempre più. Nel dicembre 1899, a causa dell’età avanzata e della malattia, fu sollevato dalla gestione amministrativa del monastero della Santa Trinità, rimanendo solo come padre spirituale. Dopo il 1901 una grave malattia incurabile lo costrinse a letto. Il 15 dicembre 1901 ricevette l’unzione degli infermi. Fino alla morte continuò a ricevere pellegrini nella sua cella, e il 6 gennaio 1902 iniziò a congedarsi dalla fraternità. Quando gli chiesero il permesso di celebrare una veglia e la Liturgia per la sua guarigione, rispose:
«Non c’è bisogno di disturbare i celebranti; comunque mercoledì me ne andrò».
Nella notte tra l’8 e il 9 gennaio, lo ieromonaco che officiava nella cattedrale non riusciva a commemorare per la salute l’archimandrita Giona nella litania. In quello stesso momento il beato starec si era addormentato nel Signore. Quietamente e pacificamente, circondato dai suoi figli spirituali, il venerabile Giona, rivestito del grande schema con il nome di Pietro, concluse la sua vita terrena il 9 gennaio 1902 (22 gennaio secondo il calendario civile).

Dopo la sua morte continuarono a verificarsi guarigioni, e lo starec apparve a molti di coloro che lo avevano conosciuto.
Nel 1966 la cripta del monastero della Trinità, dove riposavano le incorrotte reliquie del venerabile Giona, fu profanata. I monaci della Lavra delle Grotte di Kiev le trasferirono e le seppellirono nel cimitero di Zverinec. Il 4 ottobre 1993, per benedizione del metropolita Vladimir di Kiev, le sante reliquie furono traslate nella cattedrale del monastero, nel luogo della prima sepoltura.

Considerata l’ampia venerazione dello starec Giona di Kiev e l’abbondanza dei miracoli che avvengono per le sue preghiere, il 22 novembre 1995, con decisione del Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Ucraina, egli fu annoverato nel coro dei santi.

Il monastero della Santa Trinità, da lui fondato, rimane fino ad oggi rifugio di salvezza, dove regnano lo spirito di umiltà e obbedienza, il sincero amore fraterno e la piena dedizione alla volontà di Dio.

