S. Isacco il Siro: Meditazione, Preghiera Pura e Quiete della mente

Testi tratti dai Discorsi e dalle Centurie di conoscenza

La meditazione luminosa su Dio è lo scopo ultimo della preghiera o piuttosto la fonte principale di tutte le preghiere, dal momento che la preghiera stessa ha come approdo la riflessione su Dio.

La purezza del cuore, tanto raccomandata dai padri, non consiste nell’essere totalmente privi di pensieri, riflessioni o impulsi, ma piuttosto in un cuore purificato da ogni male, che guarda a tutte le cose con benevolenza e le considera dal punto di vista di Dio

I gemiti, le prostrazioni, le suppliche che partono dal più profondo del cuore, le dolci grida di lamento e tutte le altre forme di preghiera hanno infatti il loro limite, come ho già detto, nella preghiera pura

Se ne troverà uno su mille che … sia stato giudicato degno di raggiungere la preghiera pura … Quanto al mistero che viene dopo e si trova al di là di essa, a mala pena in ogni generazione se ne troverà uno che, per grazia di Dio, abbia potuto attingere a questa conoscenza.

L’uomo è allora immerso in un silenzio ineffabile e inesplicabile, giacché l’azione dello Spirito santo è avviata in lui ed egli è innalzato al di là di quanto l’anima possa comprendere

La preghiera pura è una cosa, ma la mente silenziosa, lontana da ogni divagazione o riflessione sulle parole della preghiera e quindi priva di moti, è un’altra cosa, completamente diversa

Appena entrata nel regno del silenzio la mente cessa di pregare … Ci sarà allora stupore e non più preghiera… Ecco l’ignoranza che è detta essere più sublime della conoscenza.

La preghiera è la semina, la contemplazione la messe, dopo la quale il contemplativo è condotto verso lo stupore davanti a una visione ineffabile: come hanno potuto, dai granelli piccoli e nudi che egli aveva seminato, spuntare all’improvviso davanti a suoi occhi spighe così belle?

LA MEDITAZIONE LUMINOSA SU DIO

Quando siedi tra due uffici per applicare l’intelletto alla meditazione su Dio, aggiungi queste riflessioni: considera che sei venuto
all’esistenza dalla totale non esistenza; considera chi era colui che ti ha modellato affinché tu, una volta uscito dal tuo nulla, potessi esistere nello stato presente, e come tu – per usare le parole della Scrittura -, benché inizialmente creato nella bellezza, abbia preso di tua volontà una cattiva strada, mangiando dell’albero proibito, e continui a mangiarne ogni giorno; ti sei rivolto al male a causa di ciò che l’Onnipotente ti aveva promesso, benché il suo intento non mirasse a tale esito.
E ancora, rifletti su ciò che sei volontariamente diventato e sulla tua condizione attuale, senza aspettarti nulla, ma senza neppure ignorare la speranza alla quale sei stato improvvisamente chiamato per la compassione sovrabbondante di colui che, cercandoti nel nome di Cristo Gesù nostro Signore, ti riconduce alla relazione luminosa che avevi originariamente con Dio.
Guarda come sei rimasto nella disobbedienza persistendo nella condizione della caduta, mentre Dio non si è affatto disinteressato dite ma, di sua iniziativa, ha escogitato per te cose eccellenti, al punto di venirti a trarre in salvo quando tu stesso non eri nemmeno più capace di chiederlo.
Considera inoltre ciò che sei oggi in questa vita presente e quello che presto sarai, e in quale corruzione finirà il tuo stato attuale: diventerai come se non fossi mai esistito, senza che nessuno si ricordi di te, senza nome né monumento in memoria per tutte le generazioni future di questo mondo. Ma come descrivere una simile meraviglia, cioè che proprio a partire da questa corruzione si preparano un’esistenza e una condizione del tutto nuove, e tu lascerai questo tugurio per una sfarzosa dimora?
Metti poi a confronto quello che c’è ora con quello che vi sarà dopo, e il balzo dalla nostra condotta presente a quella della vita futura, quando dalle semplici ipotesi passeremo a una conoscenza e a una visione piena di certezza.

Ciascuno troverà l’illuminazione nella meditazione in cui si inoltra e nelle idee che la sua mente assiduamente indaga: vi troverà la sapienza, e tanto si concentrerà su di esse che potrà vagliare le azioni della giustizia riflettendo su questo ministero … e meditando sull’esercizio della virtù, su come può piacere a Dio con la purezza del corpo, con lo sforzo della preghiera, con il digiuno che rende il corpo diafano, con la recitazione dei salmi e la lotta contro tutto ciò che la intralcia … e riflettendo poi sui diversi ordini in cui si dispongono le virtù e su quelle fra di esse che gli procurano luce e progresso – e in queste ultime dovrà dunque più particolarmente perseverare – e infine su tutto ciò che a ogni singola virtù si oppone… allora sì che riuscirà ad approfondire enormemente la propria conoscenza

Colui che medita sulle passioni, sui pensieri e le lotte da essi suscitate, e su come i pensieri e le passioni si susseguono gli uni alle altre, e qual è l’inizio e la fine della prima passione, qual è la forza di ciascuna, come si possono tenere a bada e donde ricevono la loro forza … un uomo del genere si concentra ed esercita il proprio intelletto unicamente sulle passioni. Ma se egli medita su Dio e lascia spaziare la mente su ciò che gli appartiene, cercando Dio con animo semplice, egli ne riceverà l’illuminazione: una tale meditazione ingloberà tutti i temi precedenti, che sono interessanti ma portano a conflitti.
La riflessione e la conoscenza dell’anima e del corpo non devono assolutamente finire, giacché in esse c’è ben di più della resistenza alle passioni: … ma non è questa l’oggetto della speranza che ci è stata predicata né quello che ci ha detto l’Apostolo, cioè che dobbiamo comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità” (Ef 3,8), oppure eccellere con ogni sapienza e intelligenza” (Ef 1, 18).
Come eccellere in sapienza ed esserne consapevoli, se si è notte e giorno impegnati a discutere e a preoccuparsi di pensieri passionali? Eppure sono in molti a concentrarsi su questo, e benché il loro impegno sia difficile e degno di rispetto, essi per nulla al mondo si interesserebbero all’altro aspetto di cui abbiamo parlato.

Un uomo, quando medita su Dio e sulle onde imponenti di tutto ciò che gli appartiene, quando si dedica a Dio, ha abbandonato il mondo, e la porta che dà su tutti i ricordi è tenuta chiusa, mentre le passioni restano al loro posto inoperose, perché quest’uomo per ora è trascinato via dal luogo in cui esse risiedono.
Questo non vuol dire che il suo intelletto abbia trionfato su pensieri, impulsi e passioni, ma che regna su di loro ed essi scompaiono; non sono sconfitti perché non c’è stata vittoria: semmai passioni, ricordi e tutto ciò che si insinua insieme a loro spariscono, perché ora quest’uomo è stato innalzato al di sopra del mondo, lasciando dietro di sé, in basso, nel loro luogo naturale, tutte le riflessioni che riguardano il mondo, le sue varie faccende e la loro conoscenza, mentre l’intelletto è stato rapito fuori di esse …

Una volta che queste cose sono state spiegate, la meditazione su Dio comincia a smuovere l’intelletto e a poco a poco, per gradi, se ne impadronisce completamente, lo guida nella nube oscura della sua gloria e gli concede di restarvi e di avvicinarsi alla fonte dalla quale sgorga incessantemente la vita per il bene di tutti gli intelletti superiori e inferiori: quelli i cui sforzi si spingono verso l’alto, al di là del corpo, e quelli il cui impegno si dispiega sulla terra e muore; quelli i cui slanci sono “fuoco ardente” (cf. Sal 104,4) e quelli i cui moti sono limitati dalla loro spessa natura.

Se desideri gustare l’amore di Dio, fratello mio, considera e medita con intelligenza su ciò che appartiene a lui e sulla sua santa natura: medita e rifletti mentalmente, lascia ogni momento vagare il tuo intelletto tra queste cose. Proprio a partire da qui ti accorgerai di come tutte le parti della tua anima avvampino d’amore, quando una fiamma ardente comincerà a bruciare nel tuo cuore e il desiderio di Dio si impadronirà di te… La meditazione luminosa su Dio è lo scopo ultimo della preghiera o piuttosto la fonte principale di tutte le preghiere, dal momento che la preghiera stessa ha come approdo la riflessione su Dio.
Ci sono momenti nei quali la preghiera ci trasporta verso una meditazione piena di meraviglia, ce ne sono altri in cui è la preghiera a nascere dalla meditazione su Dio.
Ci sono tappe differenti nel percorso che l’intelletto porta divinamente a compimento nello stadio di questo mondo, senza distogliere mai lo sguardo dalla corona (cf. 1 Cor 9,24-25). La corona del solitario è la gioia spirituale in Cristo nostro Signore. Chi l’ha trovata ha ricevuto la caparra del mondo e delle cose a venire.

LA PREGHIERA PURA

La preghiera pura, o discepolo della verità, è il raccoglimento della mente nel quale essa consiste, è una riflessione esatta sulla virtù nella quale noi ci impegniamo diligentemente all’atto della preghiera. Proprio come la purezza del cuore, tanto raccomandata dai padri, non consiste nell’essere totalmente privi di pensieri, riflessioni o impulsi, ma piuttosto in un cuore purificato da ogni male, che guarda a tutte le cose con benevolenza e le considera dal punto di vista di Dio, così avviene della preghiera pura e priva di distrazioni. Ciò non significa che la mente sia completamente svuotata di pensieri o di qualsivoglia divagazione, ma che essa, nel tempo della preghiera, non si addentra in argomenti futili; non già che la mente resti fuori della preghiera pura finché non divaga su qualcosa di specificamente buono, giacché può anche considerare argomenti appropriati e sviluppare durante la preghiera pensieri graditi a Dio. Non è nemmeno obbligatorio che nessun pensiero insignificante si affacci alla mente durante la preghiera: basta non occuparsene e non lasciarsi distrarre da esso.

La divagazione è cattiva quando si è distratti da pensieri insignificanti o malvagi, perché si è presi da essi mentre si prega davanti Dio; è buona quando per tutto il tempo della preghiera la mente divaga su Dio e sulla sua maestà e gloria, a partire da una riflessione sulle Scritture o su intuizioni relative alle espressioni di Dio e alle sante parole dello Spirito …
Non consideriamo estranee alla preghiera pura o nocive al raccoglimento del pensiero tutte le memorie utili che affiorano alla coscienza a partire dalle Scritture dello Spirito e che generano, durante la preghiera, delle intuizioni e una comprensione spirituale del mondo di Dio.
Per alcuni, esaminare l’oggetto della propria richiesta e riflettere su di essa in raccoglimento costituisce un modo eccellente di pregare, purché sia in accordo con il fine dei comandamenti di nostro Signore. Questo è uno splendido modo di raccogliere la mente.

Se la mente, lasciando da parte questa preghiera, si riversa nelle cose di Dio, o se qualche riflessione eccellente gli viene suggerita dalle intuizioni della Scrittura su Dio – che si tratti di intuizioni particolari alla persona in questione o appartenenti all’intera comunità, riguardanti l’economia di Dio o l’azione della sua provvidenza, quotidiane o universali – attraverso tutte queste cose le profondità del cuore si avviano alla lode di Dio, al rendimento di grazie e alla gioia, a causa dell’immensità e dell’elevatezza della sua compassione e del suo amore verso di noi; e un tal genere di divagazione, quando si verifica, è migliore della stessa preghiera! Indipendentemente dall’elevatezza e dalla purezza della preghiera, è quello il culmine di ogni raccoglimento della mente e di ogni preghiera eccellente.

Quando parlo di una preghiera sapiente non penso alla saggezza del mondo o all’erudizione verbosa e sciocca, che dovrebbe far arrossire l’anima in preghiera davanti a Dio a causa della vanagloria che suscita, e che allontana il soccorso di Dio. Penso invece alle parole di sapienza che, nella preghiera, promanano dalla sapienza di Dio e dalla luce dell’anima, e che i fervidi impulsi fanno affiorare nel cuore a causa dell’amore per la vera vita che precede la preghiera e che, riscaldando il cuore, suscita parole involontarie e che tuttavia il ricordo [di Dio] fa scaturire. Quante volte, su questa strada, non sono sgorgate lacrime a partire dal calore del cuore e dal soccorso di Dio! È questo che [i padri] chiamano preghiera pura.

La preghiera pura consiste nel fatto che il pensiero non sguazza negli impulsi risvegliati in noi dai demoni o dalla natura o dai ricordi, oppure dai moti del nostro carattere. Anche nella preghiera pura ci sono varie misure, secondo i gradi del pensiero di coloro che la offrono.
Più un pensiero si innalza al di sopra dell’amore per le realtà di questa terra, più esso è risparmiato dalle immagini che, ad opera delle distrazioni, si affacciano al momento della preghiera. Quando è completamente elevato al di sopra dell’amore per le cose di quaggiù, il pensiero non dimora più presso la preghiera ma si libra in alto al di là della preghiera pura, perché l’alba della grazia sorge di continuo nella sua preghiera, ed esso è di quando in quando attirato fuori di sé da qualche azione santa.
L’amore per le realtà temporali e la riflessione su di esse decrescono in proporzione, e i pensieri scemano con il ridursi della riflessione, e quanto più scemano tanto più l’anima si purifica; nella misura in cui l’anima si purifica, l’azione dello Spirito viene offerta al pensiero al momento della preghiera..

Come la forza delle leggi e dei comandamenti dati da Dio trovano il loro fine nella purezza del cuore, secondo la parola dei padri, così anche tutti i modi e le forme della preghiera di cui ci si serve per pregare Dio trovano in essa il loro fine. I gemiti, le prostrazioni, le suppliche che partono dal più profondo del cuore, le dolci grida di lamento e tutte le altre forme di preghiera hanno infatti il loro limite, come ho già detto, nella preghiera pura e si estendono fino ad essa.
Una volta che la mente supera questo limite … non possiede più né preghiera, né moti, né pianti, né dominio di sé, né libero arbitrio, né supplica, né desiderio, né aspirazione fervente verso le realtà sperate in questa vita o nella vita futura. Ecco perché al di là della preghiera pura non c’è più preghiera.

Se ne troverà uno su mille che … sia stato giudicato degno di raggiungere la preghiera pura … Quanto al mistero che viene dopo e si trova al di là di essa, a mala pena in ogni generazione se ne troverà uno che, per grazia di Dio, abbia potuto attingere a questa conoscenza.

PREGHIERA SPIRITUALE E QUIETE DELLA MENTE

Secondo Isacco, la differenza tra la preghiera pura e ciò che sta oltre consiste in questo: durante la preghiera pura la mente è piena di svariati impulsi di preghiera (per la liberazione dalle tentazioni, ad esempio); al di là della preghiera pura, invece, la mente è libera da ogni impulso. C’è una preghiera pura e c’è una “preghiera spirituale” : quest’ultima, ripresa da Giovanni di Apamea e da altri autori ascetici antichi, denota per Isacco uno stato posto oltre i confini della preghiera pura. Per lui, purezza della preghiera significa che niente di esteriore viene a intorbidarne gli impulsi, “nessun pensiero estraneo e nessuna inquietudine riguardo a qualsivoglia argomento”. Per quanto riguarda la “preghiera spirituale”, essa non comporta più alcun moto della mente,

perché i santi nel secolo a venire, quando il loro intelletto sarà stato inghiottito dallo Spirito, non pregheranno più per mezzo di preghiere ma risiederanno con stupore nella gloria che sarà la loro gioia. Lo stesso succederà anche a noi.

Da quando è giudicato degno di presentire la beatitudine futura, l’intelletto dimentica se stesso e tutte le cose di quaggiù, e non sente più alcun impulso verso alcunché.

Nella vita della mente… non c’è più nessuna preghiera. Tutte le preghiere sono fatte di squisiti pensieri e slanci spirituali. Ma a livello “psichico” e nella vita dell’anima non ci sono più né pensieri né impulsi, e nemmeno il minimo sentimento del più piccolo moto dell’anima in rapporto a chicchessia; anzi, la natura umana si trova molto lontana da questo e da tutto ciò che le è proprio. L’uomo è allora immerso in un silenzio ineffabile e inesplicabile, giacché l’azione dello Spirito santo è avviata in lui ed egli è innalzato al di là di quanto l’anima possa comprendere.

Quando la mente è totalmente sciolta da ogni pensiero o riflessione, allora abbiamo il silenzio della mente, non la preghiera pura. La preghiera pura è una cosa, ma la mente silenziosa, lontana da ogni divagazione o riflessione sulle parole della preghiera e quindi priva di moti, è un’altra cosa, completamente diversa. Nessuno è così sciocco da volerla conquistare a forza di braccia e della propria volontà, poiché si tratta di un dono di rivelazione all’intelletto, che oltrepassa la misura della preghiera pura e trascende le capacità della volontà.

Talvolta ciò che è detto “preghiera spirituale” si chiama “via” o “conoscenza” o ancora “visione spirituale”. Vedi come i padri cambiano continuamente i nomi delle cose spirituali? La loro precisione, infatti, vale per le cose presenti, ma non esistono vocaboli precisi e puntuali per quelle del secolo futuro. Noi possiamo solo sapere che esistono, ma sono al di là di ogni denotazione, di ogni principio o immagine, configurazione o colore, e al di là di qualsiasi vocabolo inventato da noi. Per questo motivo, quando la conoscenza dell’anima si innalza al di là del mondo visibile, i padri per alludervi si servono di qualsiasi denominazione piaccia loro, giacché non c’è nessuno che sia in grado di nominarla con precisione … Tuttavia, come scrisse Dionigi, per dare una certa coerenza alle loro riflessioni ricorrono a termini e parabole: “Noi usiamo parabole, sillabe, nomi plausibili e termini derivati dai sensi, ma quando la nostra anima è muta a causa dell’azione dello Spirito verso le cose di Dio, i sensi e la loro attività diventano superflui, come superflue sono ormai le potenze dell’anima spirituale quando essa diventa simile a Dio attraverso un’unione inafferrabile e quando, nei suoi moti, è rischiarata da un raggio di luce sublime”.

Appena entrata nel regno del silenzio la mente cessa di pregare … A partire dal momento in cui la direzione e la guida dello Spirito incominciano a governare l’intelletto … la natura è privata della propria libertà e l’intelletto, guidato da altri, non si governa più da solo. Dove sarebbe allora la preghiera se la natura non avesse più nessun potere su se stessa ma fosse diretta da un’altra forza? Essa non sa dov’è condotta ed è incapace di orientare i movimenti della sua mente nella direzione voluta, ma, dominata e fatta prigioniera da quella forza, non capisce dove sarà portata. In questa condizione l’uomo non ha più desideri e persino, come testimonia la Scrittura, non sa nemmeno più se è dentro o fuori del suo corpo (cf. 2Cor 12,2).

Ci sarà allora stupore e non più preghiera, giacché tutto ciò che appartiene alla preghiera è ormai cessato e si fa strada una certa contemplazione, mentre la mente non prega più nessuna preghiera …
La preghiera è la semina, la contemplazione la messe, dopo la quale il contemplativo è condotto verso lo stupore davanti a una visione ineffabile: come hanno potuto, dai granelli piccoli e nudi che egli aveva seminato, spuntare all’improvviso davanti a suoi occhi spighe così belle? La sua attività personale rimane allora priva di ogni movimento.

Lo Spirito santo, infatti, agisce in tutti gli uomini, secondo le forze di ciascuno … in modo tale che la preghiera è privata di movimento e l’intelletto è colpito e inghiottito dallo stupore… i suoi movimenti sono immersi in un’ebbrezza profonda ed esso non fa più parte di questo mondo.
Allora non ci sarà più distinzione tra anima e corpo né rimembranza di alcunché, come ha detto Evagrio: “La preghiera è la purezza dell’intelletto, concessa solo dalla luce della santa Trinità, nello stupore dell’uomo”. Inoltre, aggiunge Evagrio: “La purezza dell’intelletto fa spiccare il volo alle facoltà intellettuali e assomiglia alla luce del cielo, nella quale irradia la luce della santa Trinità durante la preghiera” .

Quando l’intelletto si spoglia dell’uomo vecchio e riveste il nuovo, quello della grazia, vede la propria purezza simile a un colore celeste, che gli antichi figli d’Israele chiamarono “luogo di Dio”, quando Dio apparve loro sulla montagna (cf. Es 24,9 ss.). Ecco perché, come ho già detto, questo dono e questa grazia non devono essere chiamati preghiera spirituale, ma sono i germogli della preghiera pura, ormai inghiottita dallo Spirito santo. In tale momento l’intelletto si trova al di là della preghiera, che è stata abbandonata perché qualcosa di meglio è apparso. L’intelletto allora non prega con la preghiera, ma si sente rapire e contempla cose inafferrabili che travalicano i confini del mondo mortale, ed è ridotto al silenzio dall’ignoranza di tutto ciò che vi si trova. Ecco l’ignoranza che è detta essere più sublime della conoscenza.

L’anima non prega con la preghiera ma esperimenta le realtà spirituali del secolo a venire, realtà che trascendono il sapere dell’uomo e la cui comprensione è possibile solo grazie alla potenza dello Spirito santo. Ma qui si tratta della contemplazione dell’intelletto e non di un movimento o di un’espressione della preghiera, benché nella preghiera tale contemplazione abbia avuto inizio … È a partire da questa preghiera che lo Spirito santo innalza alla contemplazione chiamata “visione spirituale”

 

fonte: https://digilander.libero.it/esicasmo/ESICASM/meditazione.htm

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